I migliori film del 2018 (by Mattia)

Come di consueto, vorrei anteporre alla top 10 dell’anno appena terminato, il 2018, qualche premessa per poter meglio comprendere le scelte effettuate nel redigerla.

Per poter stilare la “classifica” dei migliori lavori dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018, si è tenuto conto della data di uscita italiana e non della eventuale data di uscita nel paese di origine: ad esempio il titolo “La favorita” di Yorgos Lanthimos, uscito a dicembre 2018 nel Paese di origine, ma non ancora distribuito in Italia, esula da un eventuale inserimento nell’elenco.

Non si è tenuto conto dei titoli presentati ai principali festival italiani (Torino, Roma, Venezia) se ancora non sono stati distribuiti in tutte le sale italiche: ad esempio “The front runner” di Jason Reitman, presentato a Torino36, non rientra nella classifica perché non ancora uscito nelle sale italiane. La top 10 sconta il limite (umano) della visione nelle sale: in altri termini chi ha stilato la classifica ha potuto valutare un certo numero di titoli e non tutto lo scibile cinematografico dell’anno 2018. Fanno capolino per la prima volta nella top10, anche per riflettere i tempi che cambiano, i film proposti dalla piattaforma Netflix, sempre più protagonista, anche ai Festival.

Infine la ormai consolidata sezione con la sorpresa dell’anno, ossia il film di qualità che non ti saresti aspettato di vedere ed il flop dell’anno, ossia il titolo che le premesse davano come un capolavoro annunciato ma che poi nella realtà ha lasciato un filo di amarezza una volta usciti dalla sala.

IMPORTANTE: i titoli sono 10 ma non sono da leggersi in ordine qualitativo quanto invece in ordine cronologico. Lo scrivente non ha mai amato dilettarsi in discorsi sofistici su quanto un film fosse migliore dell’altro o di quanto il secondo fosse meglio del quarto per questo o quel motivo. La top 10 è dunque da leggersi come un unicum di lavori (i migliori) usciti nel 2018.

Partiamo:

  1. Corpo anima di Ildikò Enyedi: vincitore dell’Orso d’oro a Berlino, la storia di Maria ed Endre che scoprono di essere accomunati da uno strano sogno, rapisce il cuore del pubblico. Delicato e raffinato, ci porta in una dimensione dove due menomati (fisico lui, spirituale lei) si incontrano e condividono sentimenti comuni in un contesto per nulla romantico, un mattatoio nei pressi di Budapest.
  2. Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh: una commedia nera firmata dallo stesso regista di “In Bruges – la coscienza dell’assassino”, un film che picchia duro sull’America dell’intolleranza e del sospetto. Grandi interpreti, da Frances McDormand a Sam Rockwell, da Woody Harrelson a Abbie Cornish, vincitore della Miglior Sceneggiatura a Venezia e di due Premi Oscar.
  3. La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro: uno degli autori più visionari del cinema contemporaneo torna con un lavoro coraggioso senza rinunciare al suo immaginario. Una storia romantica tra un anfibio e una giovane donna muta; scenario da guerra fredda e tanta solitudine, ma madido di comprensione e  di condivisione.
  4. Visages, villages di Agnes Varda & JR: cosa succede quando una grande regista della Nouvelle Vague incontra un giovane e dissacrante innovatore dell’immagine? Nasce così un documentario autentico, commovente e sincero sull’identità, sul viaggio, sulle periferie urbane, sull’amicizia e sul ricordo. “Visages, villages” fonde sapientemente tradizione e futuro in un lavoro inedito e coinvolgente.
  5. Dogman di Matteo Garrone: il regista di Gomorra e di Reality stacca la concorrenza italica con la trasposizione cinematografica della cruda pagina di cronaca del Canaro della Magliana. Uno straordinario Marcello Fonte ha stupito la croisette ottenendo la Palma d’oro per il Miglior Attore a Cannes; uno vicenda sospesa nel tempo e nei luoghi che restituisce dignità ai personaggi e narra di una quieta rivalsa verso i soprusi.
  6. Un affare di famiglia di Hirokazu Kore’Eda: l’autore orientale che più di ogni altro nella storia recente del cinema ha raccontato di famiglia torna al cinema con “Shoplifters”, Palma d’oro a Cannes come Miglior Film; sarà ricordato per l’ultima intensa interpretazione di Kirin Kiki e per la scelta di Kore’Eda di voler andare oltre rispetto alle strade battute in precedenza. La famiglia, per definizione, non si sceglie. O forse la vera famiglia è proprio quella che si ha la rara facoltà di scegliere?
  7. Tre volti di Jafar Panahi: l’ennesima opera illegale di uno degli autori più significativi di questi tempi; dopo “Taxi Teheran”, Panahi torna con uno spaccato di vita iraniano che funge da incredibile cassa di risonanza di tipo politico, un viaggio introspettivo fatto di incontri genuini e Veri, frammenti di realtà rubati dalla quotidianità e fissati a futura memoria. Un cinema di cui si sente il bisogno.
  8. Roma di Alfonso Cuaròn: il film vincitore a Venezia (e prodotto da Netflix) fa il suo ingresso, di diritto, in questa speciale classifica. Uno degli autori più significativi dell’ultimo periodo ci porta a Roma, quartiere di Città del Messico, calandoci nelle vicende famigliari della media borghesia; nel contesto della crisi socio-economica di inizio anni ’70, un ritratto di straziante bellezza, con la protagonista indigena Cleo, dolce e nitida interprete di una classe depredata e annullata da chi, per nascita, governa e decide le sorti del Paese.
  9. La donna elettrica di Benedikt Erlingsson: un colpo di fulmine per un titolo che arriva da un piccolo Paese, che gode però di una classe di registi di tutto rispetto; ogni anno l’Islanda ci regala almeno un paio di titoli da ricordare. Il 2018 ci propone la storia di Halla, donna di mezza età che dirige un coro in città; Halla però è anche una ecoterrorista ricercata dalle autorità per i ripetuti e reiterati sabotaggi perpetrato nel corso dei mesi ai danni della vicina fonderia. Film sui generis che fonde commedia e azione.
  10. Cold war di Pawel Pawlikowski: dopo l’intenso e premiato “Ida”, l’autore polacco torna con una densa e tragica vicenda, quella di Zula e Viktor, al tempo del dopoguerra est-europeo, fatto di divisioni culturali e politiche. Un elegante bianco e nero racconta una delle storie d’amore più difficili e complesse degli ultimi anni, tra musiche, danze e importanti scelte di vita.

Flop
Notti magiche di Paolo Virzì: raramente uno degli autori nostrani più in forma di questi tempi sbaglia il colpo. Questa volta tocca a Virzì, che abbiamo imparato ad amarlo per “Ovosodo”, “Il capitale umano”, “La pazza gioia”. Il regista dà vita ad un lavoro che non ha una identità propria, sospeso tra cinema di genere, commedia e giallo. Un Virzì che non è Virzì, purtroppo.

Sorpresa
Tito e gli alieni di Paola Randi: una vera boccata d’ossigeno, un venticello fresco nel cinema italiano; Paola Randi (già conosciuta per “Into paradiso”) ci porta nel cinema di genere fantascientifico con due interpreti d’eccezione, il Valerio Nazionale e Clemence Poésy. Una commedia alle soglie dell’Area 51 tra citazioni, passo uno e relazioni famigliari.

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