Recensione: Senza nessuna pietà

senza nessuna pietà

Genere: Noir

Regia: Michele Alhaique

Cast: Pierfrancesco Favino, Greta Scarano, Claudio Gioé, Renato Marchetti, Iris Peynado, Ninetto Davoli

Durata: 95 min.

Distribuzione: BIM Distribuzione

 

 

Senza nessuna pietà, opera prima di Michele Alhaique, narra la storia di Mimmo, un uomo che per vivere, oltre al lavoro di muratore, aiuta lo zio Santilli nella pratica di strozzinaggio. Le regole sono semplici: o paghi, o ci pensa la brutalità di Mimmo a farti cambiare idea. Il personaggio, nel tempo, inizia ad avere sensi di colpa sulle azioni che è costretto a compiere su richiesta, e inizia a ribellarsi non eseguendo alcuni compiti. Non ci sta a vedere quelle persone soffrire in questo modo, come non condivide per niente lo stile di vita del cugino Manuel, violento e sregolato nella vita mondana. È tuttavia consapevole dei sacrifici che lo zio ha svolto per lui, nonostante non sia più disposto a commettere quelle barbarie contrarie ai propri principi. La fiamma che accende finalmente la mente di Mimmo è la conoscenza della giovane Tania, ragazza di Latina procurata dal suo amico “il Roscio”, per intrattenere il cugino del protagonista durante la serata.

Dalle prime immagini del film, il personaggio principale viene presentato come un personaggio violento, spietato, che esegue gli ordini impartiti da suo zio Santilli, che dopo la morte del padre lo ha cresciuto come se fosse suo figlio. La statura, la folta barba e i lineamenti potrebbero far pensare che sia uno dei killer più crudeli che ci siano in quel quartiere romano, desolato, abbandonato a se stesso e privo di ordine. Invece si scopre come la chiusura dell’uomo in se stesso sia stata causata dal trauma subito durante la sua infanzia. Anche il titolo, apparentemente, inganna. Si potrebbe pensare che sia riferito direttamente a lui e alle sua azioni per nulla delicate. Nulla di più sbagliato. Senza nessuna pietà vuole analizzare una città che ha perso totalmente i valori. Roma non conosce più la gratitudine, la generosità, ma comprende solamente l’illegalità, l’indifferenza e la violenza verso il prossimo. Inoltre la pellicola vuole focalizzarsi sulla psicologia dei personaggi, ben costruiti grazie a una sceneggiatura che regge per tutta la durata del film. I primi piani che più volte vengono usati per sottolineare le espressioni degli attori, servono a comprendere la sofferenza che questi provano una volta che le scelte, più o meno razionali, sono state fatte. Il buonissimo montaggio, inoltre, garantisce la giusta tensione tipica di un thriller ben eseguito. Il lavoro degli attori è stato fondamentale per questo film, visti i dialoghi molto ridotti. La sorpresa del film si chiama Greta Scarano. Il suo ruolo non era per niente semplice, poiché è grazie a Tania che il protagonista si libera dell’oppressione della famiglia. La sua interpretazione, autentica e credibile, ha certamente dato un tocco rilevante alla storia, senza la quale ci sarebbe stata una difficoltà notevole nella comprensione del racconto. Gli altri li conosciamo bene: Ninetto Davoli è stato messo al posto giusto, rappresentando al meglio il simbolo della caduta della società raccontata anche da Pasolini; Claudio Gioè non ha avuto difficoltà nell’interpretare un criminale senza scrupoli, visti i trascorsi sul piccolo schermo dove recitò egregiamente la parte di Toto Riina. Su Pierfrancesco Favino non c’è bisogno di esprimere giudizi. Le immagini parlano da sole.

Voto: 3,5 su 5

Il trailer

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. lapinsu ha detto:

    Lo devo mettere in watchlist: la tua recensione ha evidenziato alcuni aspetti molto interessanti che mi hanno incuriosito!!!
    Grazie per la segnalazione

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    1. Riccardo227 ha detto:

      Te lo consiglio. Un buon film italiano. Bravissimi gli attori. Pierfrancesco Favino non sbaglia mai.

      Mi piace

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