Recensione: I nostri ragazzi

locandinaGenere: drammatico

Regia: Ivano De Matteo

Cast: Luigi Lo Cascio, Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Barbora Bobulova, Jacopo Olmo Antinori, Rosabell Laurenti Sellers.

Durata: 92 minuti

Distribuzione: 01 distribution

 

 

Roma. Oggi. Famiglie perbene. Ragazzi adolescenti. Evento scatenante che fagocita tutto e centrifuga pensieri, giudizi, stereotipi. Il nuovo lavoro di Ivano De Matteo, autore de “La bella gente” e “Gli equilibristi”, punta il suo sguardo indagatore sulle dinamiche umane e lavorative di due fratelli: Paolo, chirurgo-pediatrico e Massimo, avvocato e dei loro figli, Michele e Benedetta, adolescenti di buona famiglia, giovani come ce ne sono tanti, con le loro paure, le loro insicurezze, i loro passatempi e le loro passioni. Una sera, al ritorno da una festa, tutto cambia, una bravata dei due ragazzi cambierà per sempre le prospettive proprie e della rispettive famiglie. Il regista torna ad analizzare le dinamiche di un nucleo rapportato ad un fattore destabilizzante, che in questo caso, nasce dall’interno, creando disorientamento e sorpresa. Le tematiche affrontate dall’autore, che si avvale di un cast di tutto rispetto (Luigi Lo Cascio, Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Barbora Bobulova), vengono presentate allo spettatore fin dalla primissima parte: il pregiudizio, la violenza, il perbenismo, la buona società che cela il suo lato oscuro, il senso di giustizia, la perdita di punti di riferimento soprattutto per i giovani, l’incapacità di essere genitori, la tentazione del compromesso. Il percorso de “I nostri ragazzi” si muove sul doppio binario di due famiglie della “Roma Bene”, simili ma sostanzialmente distanti per credenze e convinzioni, e sull’intreccio nello sviluppo di Paolo, pediatra con un alto senso di giustizia paladino dei deboli e Massimo, avvocato senza ripensamenti che “applica la legge” senza mai andare ad indagare il lato umano delle vicende. Ne esce un lavoro che pone domande fondamentali sul micro-cosmo dei ragazzi di oggi, senza fornire risposte o paradigmi educativi, senza cercare mai l’appagamento dello spettatore o facili vie di interpretazione, senza apparire didattico o didascalico. Interessante l’uso della camera che segue o anticipa spesso l’entrata o l’uscita dei personaggi, dando spesso un senso di soffocamento al pubblico. Un rettangolo rosso nella casa dell’avvocato come metafora della gabbia dorata in cui molti adolescenti vivono, distaccati dal mondo, senza punti di appoggio chiari, inconsci e, a volte, incoscienti. Una pellicola che morde, fino all’epilogo che lascia aperta più di una questione. Consigliato.

Voto: 3,5 su 5

Il trailer

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