Recensione: Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)

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Genere: Commedia

Regia:  Alejandro González Iñárritu

Cast: Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts

Durata: 119 min.

Distribuzione: 20th Century Fox

 

È dura la vita dell’attore, soprattutto se si chiama Riggan Thompson, personaggio del mondo del cinema che, in seguito ai successi nel campo dei cinecomic nei panni del supereroe Birdman, vuole far conoscere al mondo le sue vere capacità. E quale miglior modo se non quello di entrare nel teatro (per molti l’arte ormai inferiore), e cimentarsi in una commedia esistenziale fatta di colpi di scena e pensieri sull’amore e sulla vita? Inizia così la sua nuova carriera teatrale. In questa rappresentazione ci sono tutti i suoi collaboratori del passato: dal produttore Jake, all’attrice (e nonché amante) Laura. Nel corso degli eventi viene assunto anche Mike Shiner, uomo che in pratica vive di solo teatro, ma che possiede un carattere altalenante, fuori dalle righe. Insomma, detto con lo stile narrativo del fumetto, riuscirà il nostro eroe a sconfiggere il pregiudizio della celebrità e ad ammaliare il pubblico di Broadway?

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Se si pensa all’aspetto contenutistico di quest’opera (perché di opera si parla), Alejandro González Iñárritu ha portato in scena un film completo sotto ogni punto di vista. Birdman riflette sul lungo rapporto che l’attore ha con la propria maschera, che, nel caso del protagonista, arriva a tal punto da fondere entrambe le personalità. Già dalle prime sequenze (soprattutto quella dove Riggan fluttua davanti alla finestra), infatti, ci troviamo nell’ambiguità, riflettendo se quello che vediamo è realtà o solo una pura immaginazione. Il regista, inoltre, punta a focalizzarsi sul confine labile dell’essere attore, che vanno dalle sue vere qualità recitative alla fama conquistata con o senza il merito di possedere certe capacità. La critica (implicita) all’industria hollywoodiana è palese: i continui film tratti da fumetti o libri di successo planetario, o il recente ritorno ai reboot o sequel di film ormai saturi, sono certamente elementi da tener in considerazione, visto che si punta alla spettacolarizzazione più che a una storia innovativa e che tenda realmente a un maggiore puntualizzazione sul personaggio e sulle sue sfumature. Non a caso, in un dialogo fuori dal teatro tra Mike e Riggan, il primo afferma platealmente che “La popolarità è la cugina zoccola del prestigio”. Iñárritu non lascia dietro le quinte il rapporto non proprio roseo tra il protagonista e sua figlia Sam, recentemente uscita dall’ospedale dopo una lunga disintossicazione. Il distacco è evidente, visto che lui sembra marginalmente avvicinarsi a lei, visto che tutto il suo pensiero va alla prima del suo spettacolo. Qui alcuni botta e risposta tra i due sono davvero incredibili, sottolineando la bravura di Michael Keaton ed Emma Stone. Se da un lato la critica al qualunquismo e al contenuto popolare, come già evidenziato, è il punto focale del film, dall’altro lo sbeffeggio verso la critica conservatrice e pronta a tutto per smontare un’opera è certamente un colpo di gran classe. Per quanto riguarda la regia, l’uso del piano sequenza è stato davvero azzeccato e non ha pesato per nulla sulla visione complessiva del film. Se l’obiettivo del regista era di battere il record di lunghezza di ripresa eseguita da Hitchcock in Nodo alla gola, Iñárritu si è dimostrato un degno avversario. Il montaggio, sotto questo aspetto, è stato fondamentale, visto che con difficoltà si riusciva a intravedere lo stacco da una sequenza all’altra. Un film da vedere a tutti i costi.

Voto: 4 su 5

Il trailer:

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. kasabake ha detto:

    Non che tu ne abbia biosgno, perchè da quel che leggo negli altri blog, ti sei guadagnato da tempo fama e rispetto, ma debbo comunque dirti che ho trovato le tue recensioni davvero molto belle ed utili. In particolare, concordo con te su questa, perchè le tue riflessioni coincidono con quanto io stesso dopo la visione della pellicola avevo considerato. Oltre a tutte le cose che hai sottolineato, aggiungerei la goduria per le parti palesemente meta-cinematografiche, come la presenza stessa di Keaton (interprete del Batman di Burton) ed il suo personaggio o i duetti con Edward Norton, che è stato Hulk nel reboot di Louis Leterrier del 2008 e doveva esserlo nuovamente negli “Avengers” di Whedon, prima di essere sostituito da Mark Ruffalo.
    Insomma, una gioia per gli occhi e per il cervello…
    Sarà davvero un piacere seguirti nei post futuri!

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    1. Riccardo227 ha detto:

      Verissimo. Non è un caso che siano stati scelti questi attori. Birdman è l’espressione di una crisi di idee che Hollywood sta avendo (anche se io, devo dire la verità, adoro moltissimo i Cinecomic, a differenza delle recenti dichiarazioni alquanto discutibili del regista). Ti ringrazio molto dei complimenti per il nostro blog. Continua a seguirci 🙂

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      1. kasabake ha detto:

        Si, sono daccordo, perchè malgardo le ovvie pecche e gli ovvi limiti che qualsiasi “genere” impone a livello crfeativo, penso che la Hollywood classica, quella dei blockbuster mainstream (non quella dei vari Sundance Film Festival o quella prettamente autorale ed elitaria dal punto di vista qualitativo), debba solo ringraziare i cinecomic per averla salvata! Oramai sembrava quasi che da quei settori arrivvassero cose più belle dalle fiction televisive che non dal cinema!… Lunga vita a Whedon e Nolan!

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      2. Riccardo227 ha detto:

        Non solo. Iñárritu deve ringraziare i cinecomics, senza i quali non avrebbe prodotto questo capolavoro. 🙂

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      3. kasabake ha detto:

        Assolutamente!

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