Recensione: Child 44

child44

Genere: Thriller

Regia: Daniel Espinosa

Cast: Tom Hardy, Noomi Rapace, Gary Oldman, Joel Kinnaman, Vincent Cassel, Paddy Considine

Durata: 137 min.

Distribuzione: Adler Entertainment

 

 

Negli anni 30 l’Ucraina è vittima di una crudele carestia, che senza pietà colpisce una buona fetta della regione sotto l’influenza dell’Unione Sovietica. A farne le spese sono i bambini,  i quali, orfani e senza una guida, sono costretti a sopravvivere con il minimo indispensabile. Leo è uno di questi. Un giorno, però, viene arruolato presso l’esercizio russo, diventando protagonista della seconda guerra mondiale grazie a una fotografia scattata in cima a un palazzo di Berlino. Nel dopo guerra le cose vanno per il meglio. Conosce la giovane insegnante Raïssa, della quale si innamora follemente. La sua carriera non sembra volersi arrestare, diventando uno degli esponenti di spicco della polizia segreta MGB, che applica il regime del terrore per mantenere l’equilibrio interno nel Paese. Qualcosa cambia quando le persone a lui più vicine vengono colpite da questo sistema: un bambino, figlio del suo collega Alexei, viene trovato morto vicino alla ferrovia. Per motivi politici e ideologici (per l’URSS l’omicidio viene considerato una “degenerazione capitalistica”), Leo è costretto ad archiviarlo come un tragico incidente ferroviario, fino a quando un altro ragazzino viene trovato senza vita con le stesse modalità. I sospetti del protagonista devono essere accantonati da un ulteriore evento che lo coinvolgerà: sua moglie viene accusata di tradimento, e avrà l’arduo compito di decidere se denunciarla o meno di fronte al proprio capo.

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Child 44 è un film che ha sicuramente il pregio di mostrare una parte della storia contemporanea che è stata raramente esposta ai riflettori dei set cinematografici. Molte pellicole hanno trattato molto bene del regime fascista o nazista, sottolineando la valenza negativa di un sistema basato sulla paura e sulla negazione della libertà. Nonostante ciò si ha sempre avuto l’impressione che il regime di Stalin sia sempre stato, tra le varie dittature, il male minore, evitando di proporre attraverso il cinema una diversa interpretazione della realtà (salvo in alcuni casi, ma sempre circoscritti nell’ambito del documentario). L’aspetto rilevante sta per l’appunto nel sottolineare la sottomissione passiva da parte della gente nei confronti del potere. Il terrore è il mezzo necessario per raggiungere lo scopo, e questo certamente è stato uno strumento fondamentale per l’esercito per stabilire un contatto forte e diretro con la popolazione. La stessa Raïssa, interpretata da Noomi Rapace, in una conversazione con il marito, evidenzia come il matrimonio non sia stato il frutto di un’amore ricambiato, ma della paura insistente di ripercussioni se la proposta di Leo fosse stata rifiutata. Tutto ciò fondamentalmente provoca una contraddizione: anziché l’equilibrio, è l’instabilità a divenire il contesto del racconto, dove ognuno, per sospetto e timore, denuncia l’altro per non finire arrestato o, peggio, ucciso. L’assurdità di questo sistema sta nel condannare gli innocenti lasciando liberi i colpevoli, come nel caso del mostro di Rostov, che senza ostacoli ammazzava donne e bambini. “Non esistono omicidi in Paradiso”, così affermavano i vari esponenti del partito e dell’esercito al tentativo di Leo di indagare sul caso. Tutto questo avrebbe avuto un senso se si fosse trattato di un film tipicamente storico. Il problema della pellicola è stata di mischare due generi (il thriller con la storia) senza un’adeguata stabilità stilistica. La vicenda dell’omicida seriale viene messa in secondo piano, senza un adeguato approfondimento del personaggio e, soprattutto, senza una formulazione complessa e contorta degli eventi, troppo lineari da poter generare suspense e con poche piste dove far muovere il protagonista. Nonostante la superficialità della descrizione del killer, dove solo in alcuni punti emergono le cause dei suoi gesti, è comunque interessante l’analisi di Leo, interpretato da Tom Hardy. Il personaggio, privato dell’infanzia, è l’unico che ha veramente a cuore le sorti dei bambini vittime di violenza, visto che è uno dei pochi ad aver provato quelle sofferenze subite in età infantile. Non manca la violenza in questo film, proposta nella fase del conflitto mondiale e nella fase centrale del film, dove viene mostrata la forza brutale di Leo in una scena alquanto cruenta. Nel complesso, Child 44 non è un film indimenticabile per come è stato impostato. La durata eccessiva e l’incertezza nel stabilire la priorità tra una storia accattivante di un serial killer e un racconto sulla crudeltà del regime stalinista, hanno certamente pesato sulla qualità complessiva del film. Tuttavia va sicuramente visto per rinfrescarsi la memoria su quello che è accaduto non pochi anni fa.

Voto: 3 su 5

Il trailer

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. lapinsu ha detto:

    Questo lo film lo aspettavo al varco, un po’ perchè il tema mi appassiona, un po’ perchè Tom Hardy è una garanzia.
    Al riguardo ti consiglio una lettura:
    Ernnst Nolte, Nazionalsocialismo e bolscevismo, Sansoni, 1988
    è un saggio abbastanza pesantuccio ma molto illuminante sulle dinamiche dei due più truci regimi totalitari che siano stati conosciuti a questo mondo.

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    1. Riccardo227 ha detto:

      Ti ringrazio! È un film che ti lascia sicuramente qualcosa, anche se come thriller non è un granché. 🙂

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