Recensione: Hell or High Water

hell-or-high-waterGenere: Drammatico

Regia:  David Mackenzie

Cast: Chris Pine, Ben Foster, Jeff Bridges, Katy Mixon, Gil Birmingham

Durata: 102 min.

Distribuzione: Netflix

 

 

 

 

Se non fosse per il rombo assordante delle macchine che sfrecciano per le piccole città texane, a quest’ora staremmo parlando di una rivisitazione di un classico film western. E invece no. Hell or High Water ha certamente l’impronta di alcuni cult del passato, che mostrano l’illusione che qualcosa sia davvero cambiato, ma di quei film è rimasto solo il copricapo, il cappello a curva indossato da alcuni protagonisti della storia. Tutto il resto, è ora. Pura attualità. Una rapina in banca, un inseguimento senza fine. La pellicola ruota attorno a due fratelli alle prese con un’ingiustizia che proviene dal mondo bancario, che vuole in qualche modo privare alla loro famiglia del ranch appartenente al padre. Dall’altra parte abbiamo uno sceriffo che, assieme al suo collega, cercano di indagare sul furto avvenuto di recente, scovando le tracce rinvenute sulle scene con l’obbiettivo di anticipare le mosse dei due ragazzi e acciuffarli prima che questi commettano un altro furto.

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Il film di David Mackenzie, presentato nella sezione “Un Certain Reguard” al recente festival di Cannes,  con uno stile vicino ai grandi classici ambientati nel Grand Canyon si sposta con i suoi protagonisti come se stesse in groppa a un cavallo di razza. In maniera distaccata e dinamica, osserva i loro movimenti e le loro espressioni, grazie all’utilizzo di soggettive, campi lunghi e primi piani ben bilanciati dall’uso del montaggio. I riferimenti al genere si vedono da molteplici tocchi stilistici, dalla fotografica che si avvicina alle sfumature della sabbia, protagonista nelle cavalcate con le auto per le strade del Texas, alle ambientazioni. Si pensi alle scene all’interno dei piccoli ristoranti della città, che risuonano come i vecchi saloon in mezzo al deserto dove la cortesia e la cordialità sono caratteristiche totalmente inusuali per quel luogo, o alle continue battute sugli indiani che Marcus, lo sceriffo, rifila al suo collega pellerossa Alberto.

Quello che emerge tuttavia da questo film è la forza dei suoi personaggi, che si muovono con assoluta decisione verso la meta, procedendo dritti con il loro veicolo a quattro ruote senza mai guardarsi le spalle. Entrambi vogliono giustizia, chi con i metodi legali, chi con strumenti poco ortodossi. Tutti vogliono qualcosa in cambio. I due fratelli desiderano i soldi strappati dalla banca, che in quel momento aveva tra le mani le sorti del ranch. Marcus e Alberto esigono invece che quel territorio colpito torni all’ordine, visto che solo recentemente è stato oggetto di atti criminali e spregiudicati. Mackenzie, sceneggiatore tra l’altro di Sicario di Denis Villeneuve, tuttavia li pone sullo stesso piano, osservando le loro gesta senza pregiudizio, perché entrambi non hanno come sarà il loro futuro. Manca poco al pensionamento del poliziotto, così come è a un passo decisivo la missione che i due ragazzi si sono prefissati di compiere. Ma basta una scelta, un errore, e tutto si dissolve. Come i soldi, un valore cartaceo condiviso tutti e che distoglie lo sguardo su altri ideali. Hell or High Water è anche questo: una critica alla società americana che vede nel denaro l’unico degno principio di sopravvivenza.

Voto: 4 su 5

 

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