Recensione: Come un tuono

locandinapg4Genere: Drammatico

Regia: Derek Cianfrance

Cast: Ryan Gosling, Bradley Cooper, Eva Mendes, Ray Liotta

Durata: 140 min

Distribuzione: Lucky Red

Dopo il sorprendente “Blue Valentine”, Derek Cianfrance torna all’opera con un nuovo lavoro: The place beyond the Pines, distribuito nel nostro Paese con il titolo di “Come un tuono”. Protagonista Ryan Gosling, attore canadese che da promessa è diventata una bella realtà, solida, convincente. Ryan Gosling è Luke Glaston, un giovane cresciuto senza un padre che si guadagna di che vivere guidando la sua moto nel celebre numero del “globo della morte”, usando il nome d’arte “Luke il bello”. La vita lavorativa è routine; si sposta col carrozzone di Stato in Stato facendo il numero sulla due ruote, mai più di qualche giorno in città e poi via, verso l’ennesima città con pubblico da intrattenere. Luke il bello ha lo sguardo algido, un abbigliamento trasandato e l’epidermide colma di tatuaggi; non parla molto ed ha, saltuariamente, rapporti con ragazze delle città in cui ha occasione di essere di passaggio. È un girovago che si fa bastare sé stesso. Un giorno, mentre è nello Stato di New York incontra Romina (Eva Mendes) e viene a scoprire di aver avuto un bambino da lei, conseguenza di una fugace storia dell’anno prima. Per Luke le cose cambiano radicalmente. Decide di non partire col carrozzone e di occuparsi del figlio, seppur con tutte le difficoltà e gli ostacoli del caso. Luke si reinventa rapinatore di banche, anche con l’aiuto di un meccanico del posto che collabora con lui nei colpi. Soldi facili e veloci ma, allo stesso tempo, pericolosi. Luke si imbatte in una giovane recluta del corpo di polizia, Avery Cross (Bradley Cooper) anche lui padre da poco, che complica i suoi piani. Il film pare tagliato in due storie, una netta cesura: due padri, due figli, una storia di intrecci che si ripete. Dopo una prima parte ad alta tensione (grazie anche all’abilità degli attori, primo tra tutti il protagonista), la seconda porta il film su un binario differente ma con forti rimandi a tematiche importanti trattate già nella parte iniziale: il rapporto tra padre e figlio, il tema della vendetta, la questione della violenza che genera inevitabilmente altra violenza. Il globo della morte come metafora dei protagonisti chiusi in una gabbia dalla quale non c’è scampo non è affatto casuale. Il regista Cianfrance è molto abile, conferma il suo talento e porta sullo schermo un dramma dal determinismo puro, senza compromessi; le scelte narrative sono nette ma, unico neo, il lavoro psicologico sui personaggi poteva forse essere maggiormente accurato. Questo non toglie che “Come un tuono” rappresenti una pellicola sorprendente, di buona fattura e di qualità.

Voto: 3,5 su 5

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