Recensione: L’uomo d’acciaio

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Genere: Fantascienza

Regia: Zack Snyder

Cast: Henry Cavill, Russel Crowe, Micheal Shannon, Amy Adams, Kevin Costner, Diane Lane

Durata: 143 min.

Distribuzione: Warner Bros.

 

La storia la conoscono ormai tutti. Chi non è cresciuto con il mito di Superman, il primo supereroe targato DC Comics che ha fatto innamorare generazioni di adolescenti amanti del fumetto. Ma per chi non la conoscesse, nessun problema, perché questo film, diretto da Zack Snyder e prodotto da Christopher Nolan, ha notevolmente cambiato la struttura interna, intervenendo sul personaggio e sulla narrazione.  Il pianeta Kripton, fortemente danneggiato, è destinato a scomparire, cancellando definitivamente anni di evoluzione della specie. Jor-El (Russel Crowe), scienziato di elevata esperienza, decide di mandare suo figlio Kal-El, il primo bambino a nascere naturalmente dopo secoli, sul pianeta Terra, ritenendo che possa salvare e soprattutto rifondare la stirpe gloriosa dei kriptoniani. Cresciuto in Kansas, viene educato dalla famiglia Kent, che non gli nasconde tuttavia la sua vera identità. Clark, il suo nome fittizio, viene a contatto con i suoi poteri nell’età adolescenziale, salvando i suoi compagni di classe dalla morte certa dopo un incidente avvenuto sullo scuola bus, ma da lì in avanti, il suo rapporto con la realtà cambia radicalmente. Il ragazzo si emargina, crede di essere diverso dagli altri, ha paura che i suoi poteri possano danneggiare lui e la gente che gli sta intorno. In età adulta, decide di lasciare la famiglia e di intraprendere un viaggio alla ricerca di se stesso. La scoperta di una nave spaziale proveniente dal suo pianeta d’origine sarà la tappa finale del suo percorso, la risposta alle sue domande: conosce il suo vero padre (in realtà la sua coscienza trasferita in un ologramma), il quale punto per punto lo guiderà alla scoperta della sua identità e del suo scopo, quello di costruire un futuro migliore nel pianeta Terra, incarnando entrambe le caratteristiche delle due specie: la forza e lo spirito. Purtroppo per lui dovrà subito affrontare il generale Zod (Micheal Shannon), deciso a sterminare il genere umano per realizzare un nuovo popolo.

Bisogna fare alcune considerazioni su questo film. Primo tra queste, il paragone con la trilogia de “Il cavaliere oscuro”. Certamente le somiglianze sono evidenti, come il conflitto interiore del protagonista con le proprie paure, la ricerca del proprio fine e dell’identità offuscata da un passato ignoto e privo di certezze. D’altronde anche altre pellicole si sono ispirate all’aspetto introspettivo tipico del cinema nolaniano (solo per citane alcuni: Iron Man 3, The Amazing Spiderman). Ma le critiche che in questi giorni hanno in sostanza affondato L’uomo d’acciaio, partendo proprio dal rapporto con il lavoro di Nolan, sono a dir poco oscure. Batman non è Superman. Kal-El è un alieno e la sua complessità dovuta in particolare alla configurazione di questo eroe (il fatto di avere poteri sovraumani, di essere invincibile) rende molto difficile umanizzarlo. Di fatto, Snyder è riuscito nell’impresa, anche se, giusto per essere obiettivi, dal punto di vista della storia si poteva, e si doveva, analizzare meglio il personaggio interpretato da Henry Cavill. La sceneggiatura, divisa in due parti, è discutibile, sia dal punto di vista formale (troppo sbilanciata) sia dal punto di vista del contenuto (il finale al di sotto delle aspettative), anche se l’utilizzo dei flashback dà al pubblico quel senso di frammentarietà e di instabilità al personaggio e al racconto. La regia e la fotografia sono perfette. Il regista, attraverso l’utilizzo di zoom improvvisi e di inquadrature in stile documentaristico, rende il film realistico, mentre i colori non troppo accentuati danno un senso di inquietudine e di sofferenza. Per ultimo, le scene d’azione spettacolari sono la punta di diamante di questa pellicola, che ti trascina in quel mondo che da piccolo sognavi di entrare a far parte.

Voto: 3 su 5

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