Recensione: Molière in bicicletta

211066Titolo originale: Alceste à bicyclette

Genere: commedia

Regia: Philippe LeGuay

Cast: Fabrice Luchini, Lambert Wilson, Maya Sansa

Durata: 104 minuti

Distribuzione: Teodora Film

Philippe LeGuay, conosciuto presso il pubblico italiano per il lavoro “Le donne del sesto piano” (2011), decide di narrare, attraverso un allestimento teatrale del Misantropo di Molière, le abitudini, i vizi e i risvolti sociali del nostro vivere contemporaneo. Serge, attore ormai ritirato a vita privata, che ha il volto di Fabrice Luchini (Potiche, Nella casa) è raggiunto in campagna, nell’Ile de Ré da Gauthier, amico e collega di vecchia data che invece cavalca il successo con una serie televisiva nella quale interpreta un neurochirurgo. Gauthier, impersonato da Lambert Wilson (Matrix Reloaded, Uomini di Dio), porta una ventata di novità nella casa di campagna con una proposta interessante, allestire “Il misantropo” di Molière. La struttura è costruita per contrapposizione: da una parte un rinunciatario Serge, ormai poco interessato al palcoscenico (“Non vedi? Ormai i copioni li uso per accendere il fuoco”) fa il prezioso, seppur catturato dalla proposta; Gauthier, che vive una vita mondana, cerca di smuovere l’amico, per nulla intimorito dalla difficoltà della parte. Entrambi sono però egoisti ed accentratori, anche se in modi differenti; entrambi vogliono interpretare il misantropo Alceste, ma non trovando mai un punto di incontro, decidono di tirare a sorte ogni mattina per assegnare la parte. Le prove del Misantropo assurgono a metafora del vivere contemporaneo, fatto di compromessi, di fallimenti, di princìpi spesso soltanto declamati e mai realmente perseguiti. Un continuo disvelare di esperienze di Serge e Gauthier che LeGuay maschera in un sapiente rimando teatro-cinema-realtà. Nulla pare essere lasciato al caso: dalla scelta del testo teatrale alla colonna sonora del film (“Il mondo” cantata da Jimmy Fontana). Il mondo corre e non si ferma, Serge è rimasto fermo mentre Gauthier ha saputo muoversi ed adattarsi alle convenzioni sociali, non senza qualche cocente delusione. LeGuay mette alla berlina le convenzioni della nostra società, con una ironia tagliente ed intelligente, anche se con qualche caduta di stile che poteva essere tranquillamente evitata. La recitazione dei protagonisti è all’altezza, pur essendo, Luchini e Wilson, di scuole molto lontane. La sceneggiatura è stata ideata con un incedere incalzante anche se il personaggio interpretato da Maya Sansa (la bella italiana che odia gli attori perché narcisisti) non è stato particolarmente curato e pare più che altro una macchietta, peccato. Un film ben ordito che parla di ipocrisie, di false credenze, di fragilità dell’animo, di ridicoli automatismi sociali. Non un film memorabile ma che gratifica lo spettatore anche con qualche acuto scambio di battute tra i protagonisti. Bella anche la fotografia e la scelta delle ambientazioni. Se siete fan di Luchini è un film da non perdere. Per chi volesse godere di una buona commedia, “Molière in bicicletta” è una pellicola senz’altro consigliata.

Voto: 3,5 su 5

Il trailer del film:

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