Recensione: Blue Jasmine

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Genere: Commedia

Regia: Woody Allen

Cast: Cate Blanchett, Alec Baldwin, Sally Hawkins

Durata: 98 min.

Distribuzione: Warner Bros.

 

Woody Allen, dopo un lunghissimo tour in tutte le meraviglie europee (Barcellona, Londra, Parigi, Roma), ritorna a girare nel suo paese natale. E, bisogna dirlo, lo fa con grande stile. Con Blue Jasmine il famoso regista hollywoodiano torna a raccontare l’America contemporanea con le sue contraddizioni e le sue ipocrisie, narrando la storia di Janet (che per la precisione ha deciso di cambiare il nome in Jasmine, perché il suo vero nome a suo parere non aveva stile). Dopo una vita passata nel lusso e nell’ozio grazie al miliardario uomo di affari Hal (Alec Baldwin), in un preciso istante si trova a non avere più nulla in mano, dopo che suo marito è coinvolto in un gravissimo scandalo finanziario. Senza alcun soldo in tasca, tutto il suo mondo fittizio crolla, e con esso anche la sua fragile esistenza. Sotto antidepressivi, decide di cambiare pagina e da New York si trasferisce dalla sua sorellastra Ginger a San Francisco, causando non poche seccature a chi le sta intorno.

Il regista di Io & Annie ha inserito in questo film un insieme di elementi talmente contrastanti da risultare nel complesso armonici e interconnessi. Il film propone il conflitto tra due mondi non così diversi come sembra, rappresentati dalle due sorelle provenienti da condizioni sociali opposte. Il personaggio di Janet assomiglia moltissimo alle maschere descritte e raccontate da Pirandello: è una donna bizzarra, priva di valori, con un’identità costruita e modellata secondo la tipica mentalità alto borghese. Già il fatto di cambiare il nome in Jasmine denota un disprezzo verso la sua identità iniziale e il desiderio di allontanarsi dal mondo popolare verso una condizione stabile e priva di rischi. Inoltre Jasmine si crede superiore, intelligente, tanto da consigliare a tutti le scelte migliori da prendere, come nel caso di sua sorella: anziché raddrizzare la sua vita, Jasmine si intromette in quella di Ginger, influenzando i suoi comportamenti e le sue decisioni, dimenticandosi di essere lei stessa vittima del suo ego. Ginger, diversamente da Janet, accetta il suo status di partenza perché la sua condizione economica è determinata dalle decisioni intraprese e dagli errori commessi nell’arco della sua vita. Tuttavia c’è una somiglianza con la protagonista. In entrambe le situazioni si può notare una decadenza di valori evidente. Non è un caso che la depressione e la crisi di identità di Jasmine coincida con la depressione finanziaria americana di questi ultimi anni. Su questo punto Woody Allen non risparmia nessuno, mostrando una mancanza di responsabilità morale e civile che non riguarda le classi sociali più o meno abbienti, ma che si concentra sulla natura dell’uomo. Blue Jasmine è dunque uno dei film più riusciti in questo ultimo decennio da Allen. Non possiede una sceneggiatura complessa e articolata come in Midnight in Paris, ma la scelta di Cate Blanchett nella parte della protagonista è stata tra le più azzeccate, regalandoci una interpretazione magnifica e dei monologhi memorabili e imperdibili.

Voto: 4 su 5

Il trailer del film:

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. thecinemacompany ha detto:

    4/5 è il voto che darei anche io. Cate Blanchet monumentale. Se fino a ieri pensavo che la Adams avesse tra le mani la performance migliore in vista degli Oscar, mi devo ricredere: Cate lo ha già vinto!

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    1. Riccardo227 ha detto:

      Ha vinto praticamente tutti i premi possibili. Per completare l’opera, ne manca solamente uno… 🙂

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