Recensione: The butler – un maggiordomo alla Casa Bianca

29215 Genere: drammatico/storico

Regia: Lee Daniels

Cast: Forest Whitaker, Oprah Winfrey, Cuba Gooding Jr.

Durata: 132 minuti

Distribuzione: Videa

Lee Daniels, dopo il notevolissimo “Precious” (2009) ed il poco convincente “Paper boy” (2012), allestisce un lavoro ambizioso, che passa al setaccio la storia americana con gli occhi di Cecil Gaines, maggiordomo protagonista della pellicola, ispirata alla vera storia di Eugene Allen, domestico di colore che per 34 anni servì tazze di thè ai grandi della Terra, da Eisenhower a Kennedy, da Johnson a Reagan, passando per Nixon. Per farlo assolda un cast di altissimo livello, con attori di grande talento ed elementi che godono di elevata celebrità : Forest Whitaker, interprete di indiscussa bravura (Premio Oscar con “L’ultimo Re di Scozia“- 2007) nei panni di Cecil, si muove sul set al fianco di Oprah Winfrey (Il colore viola, Beloved nonché conduttrice televisiva di enorme successo) che dà le sembianze alla moglie Gloria; ma ci sono anche Cuba Gooding Jr (Qualcosa è cambiato, Mi chiamano Radio, American Gangster) nelle vesti del collega Carter, Lenny Kravitz versione domestico alla Casa Bianca, Robin Williams è Eisenhower, John Cusack è Nixon, Jane Fonda è la consorte di Reagan, che interpretato da Alan Rickman, Mariah Carey è la madre di Cecil, James Marsden è Kennedy. Un cast stellare anche se pare a tratti, essere eccessivo e ridondante. Le capacità degli attori non sono di certo in discussione ma impiegando Williams per pochi minuti di recitazione, Cusack per qualche apparizione qui e là durante la narrazione, il rischio concreto è quello di creare macchiette e rendere il film troppo didascalico. La storia è un grande racconto che parte dai campi di cotone e giunge alle elezioni del 2008 di quel personaggio che nell’immaginario collettivo ha significato molto, Barack Obama. Cecil (Eugene) non servì mai Barack perché si dimise sotto l’Amministrazione Reagan, ma i due si conobbero dopo l’insediamento del primo Presidente di colore. Lee Daniels, dopo Spike Lee con “Malcolm X”, si situa in quel filone che fa vero cinema afro-americano, ma in questo caso non sempre col giusto tatto; il regista si lascia tentare ed accontenta il pubblico con un prodotto comunque costruito in modo intelligente ma un po’schematico. Un film “fiume” che colpisce al cuore in alcuni frangenti, ma che raggiunge più il cervello che lo stomaco; a volte eccessivamente calcolato e poco sincero, nel senso pieno del termine. “The butler” è un film che racconta una angolazione della storia americana mai esplorata prima d’ora, dettaglio che lo rende un lavoro prezioso, aldilà delle varie elucubrazioni tecnico-narrative. Nel film sono state inserite molte tematiche importanti ed eventi realmente accaduti, dai freedom bus ai sit-in della popolazione nera, dalla lotta di Martin Luther King alle maniere forti del Ku Klux Klan. Ma il regista ha voluto proporre anche una versione più intima della storia a stelle e strisce: la delicatezza di John Fitzgerald coi domestici, il dramma di Jackie il 22 novembre 1963, le ripercussioni dello scandalo Watergate su Nixon, i modi malversatori di Reagan sono alcuni sguardi che il regista ha deciso di portare sullo schermo. Una lunga epopea che scorre nelle oltre due ore di film che appaga sicuramente lo spettatore medio ma che lascia un senso di incompiuto ai fruitori più esigenti. Scenografie impeccabili, sceneggiatura pensata ad arte, musiche mai fuori luogo. Il lavoro di introspezione psicologica funziona su Cecil e sulla sua famiglia, meno sugli altri personaggi della storia. Una pellicola che parla di segregazione razziale, di riscatto, di rapporto padre-figlio, di politica, di libertà e di speranza. Non è uno dei film imperdibili di questo 2014 ma sicuramente un prodotto di buona fattura.

Voto: 3,5 su 5

Il trailer del film

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