Recensione: The Wolf of Wall Street

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Genere: Biografico

Regia: Martin Scorsese

Cast: Leonardo Di Caprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler

Durata: 180 min.

Distribuzione: 01 Distribution

 

Dire che questa storia tratta di un broker agli inizi della sua carriera a Wall Street risulta riduttivo. E certamente questo non è un film che spiega l’origine e i motivi del crollo finanziario del 2008. No, tutto ciò non è The Wolf of Wall Street. Martin Scorsese, regista di capolavori del cinema contemporaneo e uno dei pionieri della Nuova Hollywood, non ha voluto puntare il dito contro nessuno. Al contrario, ha messo sotto i riflettori un personaggio che la società ritiene il punto di arrivo del successo. Jordan Belfort, interpretato da Di Caprio, è un “eroe”, il sogno americano che tutti (e dico tutti) sognano di essere: uno che, dal nulla, inizia a guadagnare milioni di dollari in pochi anni senza muovere un dito (in questo caso, l’unico movimento è di alzare la cornetta del telefono). Poco importa se per diventare uno dei più grossi speculatori di borsa si deve imbrogliare, perché in fondo è consentito. Non c’è limite, non c’è etica, e soprattutto, non c’è legalità in tutte le scelte che Jordan commette in tutto il film. Può avere tutto: soldi, donne, auto di lusso, droghe di qualsiasi tipo. Come un lupo affamato e prepotente, non guarda in faccia a nessuno. Che tu sia ricco o povero, non c’è differenza. La regola di Wall Street è semplice: “prendere i soldi dalle tasche del tuo cliente e metterli nelle tue”.

Da qui la scalata verso i piani alti del più famoso centro di distretto finanziario newyorkese equivale a una drastica caduta di stile del protagonista, con orge all’interno di aerei privati, gare di freccette (in questo caso utilizzando dei nani) e cene da 26 mila dollari. Quei bravi ragazzi di Wall Street non si rendono conto che la decadenza morale li ha portati sulla strada sbagliata e che, come paradosso, si sono trasformati anch’essi in azioni da vendere al miglior offerente. Tutto ha improvvisamente un prezzo, e nessuno viene escluso in questo ciclone speculativo. Il regista di Toro Scatenato come sempre racconta una storia iperrealistica, non tralasciando i dettagli secondari e puntando sull’aspetto interiore del “branco” di Jordan Belfort. Tuttavia questo non è il capolavoro di Scorsese, perché tra le pecche presenti nel film, la durata è certamente l’aspetto più rilevante. Le tre ore di proiezione sono eccessive e, nonostante il buon ritmo che coinvolge tutto il film attraverso la combinazione perfetta tra suono e immagine, alcune scene ripetitive potevano essere ridotte o rimosse. In tutto ciò il “Gatsby” contemporaneo Leonardo Di Caprio ha dato prova di essere uno dei migliori attori in circolazione, perché ha saputo  stabilire un rapporto personale e un dialogo con il pubblico e, non meno importante, è riuscito a  interpretare il protagonista con un’impetuosità già vista in altre pellicole dell’italoamericano (Gangs of New York e l’ultimo The Departed). La coppia è infallibile, perché l’abilità a dirigere la macchina da presa di Scorsese e la splendida interpretazione di Di Caprio  hanno dato al film un tocco leggero ma con allo stesso tempo una focalizzazione sui particolari più delicati sul mondo della finanza. Con due persone del genere in circolazione, l’unica cosa da fare è comprare il biglietto e goderti lo spettacolo.

Voto: 4 su 5

Il trailer del film

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