Recensione: Snowpiercer

1393427829_locandinaGenere: fantascienza

Regia: Bong Joon-Ho

Cast: Chris Evans, Jamie Bell, Song Kang-Ho, Tilda Swinton, John Hurt

Durata: 126 minuti

Distribuzione: Koch Media Italia

Dopo l’immissione di CW-7 nell’atmosfera per contrastare il surriscaldamento globale, la Terra è ricoperta di una coltre di neve e ghiaccio, un ambiente invivibile. Soltanto un treno rompighiaccio custodisce gli ultimi sopravvissuti girando in circolo sul pianeta.
Queste sono le premesse di Snowpiercer, l’ultimo sorprendente lavoro del regista coreano Bong Joon-Ho. In questo futuro post-apocalittico e denso di drammaticità il rompighiaccio funge da metafora sociale: in coda coloro che sono saliti gratis sul treno, nella sezione mediana la classe media, in testa i ricchi, coloro che possono permettersi lusso ed agiatezza e infine Wilford, misterioso deus ex machina, costruttore e capo del treno, che vive all’interno della locomotiva. In questa realtà distopica si muovono i protagonisti del lavoro di Bong: i “pàriaCurtis (interpretato da Chris Evans), Edgar (Jamie Bell) e il vecchio Gilliam (John Hurt). L’azione preventivata è ardimentosa e ad alto tasso di rischio: tentare di arrivare in testa al treno mediante una grande ribellione dal basso con l’aiuto di un esperto di sicurezza (Kang-Ho Song) per aprire i vari scompartimenti senza avere le chiavi di accesso.
Snowpiercer è una pellicola fantascientifica che sottende a basilari temi etici e a corpose riflessioni filosofiche ma che non rinuncia ad una sana vena di intrattenimento, con un ritmo incalzante e intense scene di azione pura. Un incipit molto cupo non lascia intravedere una benché minima speranza di salvezza, con toni lividi e pochissima luce. Bong, autore di indubbio talento, mette in scena un immaginario di indubbio fascino, fatto di nuove droghe sintetiche, di boia armati di ascia, di atmosfere tese e madide di incertezza, di personaggi che entreranno forse nel ricordo collettivo: prima fra tutti Mason, interpretata da una sapida Tilda Swinton, insopportabile Ministro del treno e braccio destro di Wilford che si muove con l’incedere di un Kapò nazista e la presunzione di chi si sente un’autentica autorità in fatto di chi vivrà e di chi, invece, dovrà soccombere. Più introversa e carica di concetti “alti”, la prima parte, meno impegnata e più votata all’action la seconda, Snowpiercer porta sullo schermo un futuro raggelante quanto plausibile anche se il ricorso alla computer grafica, risulta, a tratti, eccessivo. Alcuni critici lo hanno accostato ad opere quali “Blade Runner” e “Matrix” ma, a parere dello scrivente, non siamo all’apice del genere; Snowpiercer, pur essendo un lavoro di grande fattura, da vedere, non buca lo schermo. Un film che dividerà.

Voto: 3,5 su 5

Il trailer del film:

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. lapinsu ha detto:

    Mi intrigava, e questa tua recensione ha aumentato la mia curiosità. Lo vedrò appena possibile.
    PS: come ti è parso Evans, senza il costume da Capitan America?

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    1. mattiabertaina ha detto:

      Francamente Evans non mi ha mai fatto impazzire; blockbuster quali “Capitan America” e “I fantastici quattro” sono di un genere poco vicino ai miei gusti. In questa parte, canuto, scavato dalla rabbia e dalla frustrazione, non mi è affatto dispiaciuto, accanto a John Hurt e Tilda Swinton non ha sfigurato 🙂

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