Recensione: Principessa Mononoke

mononokeGenere: Animazione

Regia: Hayao Miyazaki

Durata: 133 min.

Distribuzione: Lucky Red Distribuzione

 

 

 

È un’occasione speciale quella che Lucky Red ha proposto in questi giorni. Per chi non lo avesse recepito, la casa di distribuzione italiana ha deciso di proporre per pochi giorni uno dei capolavori del maestro d’animazione giapponese Hayao Miyazaki: Principessa Mononoke. Il film, uscito in Giappone nel 1997, racconta le gesta di Ashitaka, uno degli ultimi guerrieri rimasti della dinastia Emishi. Il periodo non è per niente tranquillo nelle lande nipponiche, dal momento che il Dio della foresta, a causa delle continue deforestazione per conto della Città di ferro, decide di dare dei speciali poteri agli animali che vivono in quel luogo, garantendogli una forza straordinaria ma allo stesso tempo un aspetto malefico e brutale. Per difendere il proprio villaggio, il giovane viene colpito da uno di questi mostri, portandosi con sé una maledizione che lo può portare alla morte. Il viaggio che lo guiderà a cercare la salvezza non sarà semplice. Raggiunta la Città di ferro in preda a una guerra sanguinosa, Ashitaka scopre che il legno viene utilizzato per forgiare le armi per proteggersi dagli attacchi esterni sia di altre dinastie, sia dai mostri provenienti dalla foresta. L’incontro con San, la coraggiosa Principessa Mononoke cresciuta allo stato brado e allevata da lupi, sarà fatale e cambierà per sempre la sua percezione della vita, cercando di trovare una soluzione per porre fine a questa guerra senza senso.

Forse vi chiederete il motivo di una recensione di un film (e soprattutto di animazione) di 17 anni fa. La risposta è molto semplice. Oltre all’uscita recente nelle sale italiane, la spiegazione più ovvia si ritrova nel nome: Miyazaki. Per molti non dice assolutamente nulla, ma Hayao Miyazaki ha rivoluzionato il cinema d’animazione contemporaneo. Se Walt Disney è stato uno dei precursori dell’animazione, lui, grazie allo Studio Ghibli, ne ha notevolmente cambiato la concezione. Non basta che le immagini si muovano creandone l’illusione. Miyazaki è stato uno dei pochi in quel tempo a capire che era necessario inserire le proprie esperienze. Questo film, assieme a La Città Incantata, è certamente uno dei più riusciti per la sua complessità di significato che si può ritrovare. La distinzione tra bene e male non è mai stata più ambigua nelle sue rappresentazioni. Si possono vedere le virtù e le debolezze dei vari schieramenti: da una parte un uomo protettivo, generoso, ma allo stesso tempo desideroso di onnipotenza; dall’altra una natura dolce, idilliaca ma con la voglia di vendicarsi delle malefatte degli umani. Queste due contrapposizioni vengono rappresentate pienamente dai due protagonisti, Ashitaka e San, che non a caso vengono dipinti dal Maestro nella loro purezza dovuta alla loro giovane età. La giovinezza è la chiave per ritrovare la pace interiore e fermare la guerra in corso. Non manca il riferimento all’ambientalismo, mettendo il luce all’interno della storia le barbarie che gli uomini stanno commettendo al pianeta e le gravi conseguenze dovute all’inquinamento. Si può certamente esprimere che Principessa Mononoke non sia semplicemente un film per ragazzi, visto che possiede tutti gli elementi necessari per intrattenere qualsiasi genere di pubblico, dal più grande al più piccolo.

Voto: 5 su 5

Il trailer del film

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