Recensione: In ordine di sparizione

Poster_In ordine di sparizioneGenere: commedia drammatica

Regia: Hans Petter Moland

Cast: Stellan Skarsgård, Bruno Ganz, Birgitte Hjort Sørensen, Kristofer Hivju

Durata: 116 minuti

Distribuzione: Teodora Film

Al sud raccolgono una banana per terra e stanno bene così perché hanno il sole, non hanno bisogno del welfare”. Diversamente vanno le cose a nord, nelle terre innevate di una Norvegia propostaci sotto una luce insolita e scenari inaspettati con risvolti noir.
Il fatto scatenante della trama è la morte di un ragazzo, morte rubricata come overdose dalla polizia, classificazione che però non convince Nils Dickman, padre della vittima, fresco di nomina a “cittadino dell’anno”. Nils è un uomo schivo, guida uno spazzaneve, e fino a quel momento aveva sempre vissuto tranquillo nella sua piccola alcova esistenziale. La morte del figlio scompiglierà le carte in tavola con risultati imprevedibili e grotteschi, a metà strada tra drammatico e parodia.
Equivoci della malavita, personaggi pensati ad hoc, digressioni ed elucubrazioni criminali da situazione tarantiniana, humour nero, scagnozzi omosessuali, una lunga sequela di morti. “In ordine di sparizione” di Hans Petter Moland concentra tutto questo in un revenge movie dalla sapida e tagliente ironia, che non si sottrae ad una genuina critica ai luoghi comuni e ai pregiudizi (– “maledetti albanesi” – “sono serbi” – “balcanici, serbi, albanesi, è lo stesso”). Un lavoro che mira ad essere una piccola perla cult, o meglio “pulp” nello scenario cinematografico, strizzando l’occhio a grandi classici moderni quali “Fargo” dei fratelli Coen, “Duel” di un giovane Spielberg e le vendette sanguinolente di Takeshi Kitano. Uno stile personale e rielaborato dal cineasta norvegese che riporta vecchie e nuove situazioni nelle fredde terre del Nord con un taglio inizialmente accattivante (ogni morte viene scandita da una schermata nera che funge da lapide, tanti morti di cui, alla fine, si perde il conto…). Diversi sono i punti di forza, come anche le interpretazioni di Stellan Skargård e Bruno Ganz, ma non si può tacere anche sui limiti di “In ordine di sparizione”: la figura del padre vendicatore di questo prolifico filone è ormai logora; pur facendo l’occhiolino a certe situazioni “pulp” non riesce, a tratti, a ottenere il risultato sperato, apparendo così gratuitamente violento o costruito ad hoc (la frase del bambino del boss malavitoso che si affeziona al suo aguzzino “lo sai cos’è la Sindrome di Stoccolma?” è parsa, a parere di chi scrive, didascalica, come alcune altre situazioni). Un film che purtroppo, nella sostanza, nulla aggiunge all’attuale panorama cinematografico del genere nonostante le più generose intenzioni.

Voto: 2,5 su 5

Il trailer del film:

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