Recensione: Io sto con la sposa

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Genere: Docu-film

Regia: Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry

Cast: Tasneem Fared, Abdallah Sallam, MC Manar Manar, Alaa Bjermi, Ahmed Abed

Durata: 89 min.

(Pubblicato il 5 settembre) Recentemente, guardando la televisione o leggendo su siti web di esponenti molto influenti sulla scena politica,  si sentono frasi del tipo “Gli immigrati portano malattie” oppure “Devono tornarsene a casa, non li vogliamo”. In certe situazioni si arriva anche a sperare nel vedere quelle barche cariche di persone affondare nel mare aperto. L’ignoranza nella società è sempre esistita, ma il bisogno si sentire anche il punto di vista della gente che ha provato quelle esperienze più atroci, come la guerra, la rivoluzione e il viaggio verso l’unica speranza di vita, è utile per comprendere il contesto nella sua interezza. Poi, a Venezia viene presentato Io sto con la sposa, un film che in maniera del tutto originale racconta le vicende dei superstiti di quelle realtà, attraverso un viaggio che parte da Milano e che attraversa la Francia,  il Lussemburgo, la Germania e la Danimarca, fino ad arrivare in Svezia.

La pellicola, diretta da Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry, si focalizza sull’aspetto umano di queste persone, puntando sulle tradizioni, con un clima gioioso e divertente, e sui ricordi, con alcuni momenti drammatici e commoventi. Il coraggio di questa pellicola sta nel sottolineare le speranze che questi uomini hanno nei confronti dei Paesi che vogliono ospitarli, dal momento che la situazione odierna dei loro territori non garantisce una vita tranquilla e dignitosa. La scelta innovativa dei registi di cammuffare i protagonisti in sposi e in partecipanti a un ipotetico matrimonio sottolinea un problema molto grave relativo alla gestione interna di ogni Paese, visto che il rischio di espatrio degli stranieri imbattuti in questo viaggio e della reclusione per i cittadini europei che hanno aiutato questo gruppo era molto elevato. Questo atto rappresenta una delle poche soluzioni per i protagonisti di vivere, di scappare dalle bombe e dai genocidi avvenuti nei loro Paesi. Questa è la dimostrazione che per girare un ottimo film non servono risorse elevate. Basta l’idea. Non ci dovrebbero essere barriere così forti, così come non ci dovrebbe essere violenza verso individui di colore, religione, genere diverso dal proprio, poiché, citando una delle affermazioni del film ci insegna, “il cielo è per tutti”. 

Voto: 3,5 su 5

Il trailer

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