Nicolai Lilin: il rapporto tra realtà e finzione

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L’incontro avvenuto a Pordenone con lo scrittore russo è stato interessante per molti aspetti. Per noi che trattiamo di cinema, abbiamo scoperto che ha in porto moltissimi progetti in ambito sia cinematografico, sia televisivo, che per motivi contrattuali non ha potuto svelare nel dettaglio. Con il successo di Educazione Siberiana, portato sul grande schermo da Gabriele Salvatores, il successo di Nicolai Lilin si è esteso anche nell’ambito della settima arte e delle serie tv, visto che sta sviluppando delle sceneggiature per registi dei quali non conosciamo (per ora) il nome. Nonostante ciò, dopo l’uscita della pellicola le polemiche emerse maggiormente nel dibattito si soffermarono sulla reale trasposizione del romanzo, che, se si entra nel dettaglio, è completamente diverso da come è stato sviluppato il film. Lilin ebbe moltissime offerte da parte di alcuni produttori di Hollywood, pronti a tutto per avere i diritti del suo primo romanzo. Oltre alla paura che il suo libro venga compreso negativamente dal pubblico, la scelta di accettare l’offerta di Cattleya è stata giustificata dall’autore come una grande opportunità per la cinematografia italiana, visto che il guadagno del film andava a una casa di produzione nazionale. Inoltre uno dei problemi riscontrati nel mondo hollywoodiano riguardava l’impossibilità di controllare o approvare il soggetto o la sceneggiatura, elemento che lo ha convinto ad accettare il progetto di Salvatores, definito dallo scrittore come una “rilettura” del suo libro, più che una trasposizione.

Oltre a ciò, l’incontro si è maggiormente soffermato sulla presentazione del suo ultimo libro Il serpente di Dio. Come viene sottolineato durante il dialogo tra l’autore e il giornalista del Messaggero Veneto Omar Monestier, questo si può definire il vero romanzo di finzione di Nicolai Lilin, dal momento che i precedenti lavori si sono soffermati da fatti realmente accaduti. Questo non vuol dire che il libro non si basi su un contesto reale; lo scrittore afferma che in questo testo ha dovuto sviluppare una storia da zero, creando i personaggi e le situazioni all’interno della narrazione. Un altro aspetto che viene trattato concerne il linguaggio usato da Lilin in questo romanzo. Mentre nei primi libri viene usata una lingua italiana imprecisa, inesatta, in modo da dare realismo al testo, scritto da uno straniero proveniente da una zona culturalmente e mentalmente diversa rispetto all’occidente, in questo caso questa tecnica non è più visibile. Il resto del colloquio si è focalizzato sull’attualità, trattando della disinformazione all’interno del nostro Paese e della questione complessa e delicata dell’Ucraina e del rapporto difficile che l’Europa sta avendo con la Russia alla luce delle sanzioni inflitte dall’Unione Europea.

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