Recensione: Magic in the Moonlight

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Genere: Commedia

Regia: Woody Allen

Cast: Eileen Atkins,  Emma Stone, Colin Firth, Marcia Gay Harden, Hamish Linklater, Simon McBurney

Durata: 98 min.

Distribuzione: Warner Bros.

 

 

Dopo una piccola parentesi nella madrepatria, Woody Allen torna in Europa. Precisamente in Francia,  luogo che gli ha portato molta fortuna visto l’Oscar per la sceneggiatura di Midnight in Paris, e non è un caso che sia proprio questa meta che il regista ha voluto ambientare Magic in the Moonlight.  Parecchi sono gli elementi somiglianti: il paesaggio suggestivo, “magico”, pieno di vita, perfetto per narrare le vicende dell’illusionista cinese Wei Ling Soo,  sotto il quale si nasconde in realtà Stanley Crawford, un britannico razionale e per nulla credente. La notizia di una veggente che vuole raggirare la ricca famiglia Catledge spinge il personaggio ad abbandonare il suo Tour a Berlino per smascherare l’inganno della giovane medium. Non sarà per nulla facile, visto che si troverà ad affrontare non solo l’inganno di Sophie, ma anche l’amore improvviso verso di lei, che complicherà parecchio la vicenda.
Il tema dell’ignoto e della razionalità si calza perfettamente al periodo entro cui si svolge la storia. Gli anni ’20 rappresentano lo sviluppo della psicanalisi (Freud) e della filosofia incentrata sull’individuo superiore a qualsiasi altra specie (il superuomo di Nietzsche). Questi due elementi si racchiudono radicalmente nella figura di Stanley,  che per motivi di “buon senso” non vuole credere per nulla alla magia che Sophie ritiene di possedere. C’è sempre un trucco, secondo lui, e l’uomo, spinto dall’irrazionalità, pur di vivere felicemente si ostina a voler credere che ci sia qualcos’altro oltre la vita. Questa tematica è talmente complessa che sarebbe difficile dare una risposta certa a tutto ciò.  La particolarità del regista newyorchese sta nel trattarla con assoluta leggerezza. Nonostante la sua posizione per niente religiosa, nel film non c’è nessun giudizio su quello che vuole presentare. L’equilibrio che si forma tra le due idee è il risultato di una sceneggiatura che non vuole privilegiare nessuna posizione. Nella prima parte la pellicola possiede un buon ritmo di fruizione, mentre nella seconda si può notare tuttavia un leggero calo. In questo film Colin Firth interpreta con grande professionalità il personaggio, oscurando la buonissima Emma Stone nella parte di Sophie. Per chi ama Woody Allen,  questo film non deluderà le loro aspettative.

Voto: 3,5 su 5

Il trailer

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