La polemica infinita de “La vita è bella”

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“Difesi il film di Roberto all’epoca in cui uscì, e lo difendo ancora oggi. Benigni ha avuto immenso coraggio a raccontare una storia così delicata. Però ogni tanto rifletto su quello che ho vissuto io visitando i campi di concentramento. C’è un orrore che ti rimane dentro e ti porta a pensare se era il caso di raccontarlo in chiave favolistica“.

Questa è una parte della dichiarazione di Carlo Verdone a “Il Fatto Quotidiano” e le polemiche non sono mancate. Molti, spinti dalla sindrome di Sorrentino (che in soldoni afferma che l’uomo è affetto da un desiderio innato di attaccare i pochi italiani che sono riusciti a emergere all’estero) ringraziano Verdone per aver espresso il loro pensiero tenuto dentro dal lontano ’99. Altri invece hanno iniziato, come accade spesso nei social network, a insultarlo pesantemente, puntando più che altro a screditare la persona e i suoi film anziché di costruire un discorso serio (cosa impossibile in 140 caratteri o in un misero commento su Facebook).

La dichiarazione odierna di Verdone è condivisibile. Come lui stesso ha sottolineato, ci sono documentari in grado di offrire forti emozioni mischiate con informazioni utili al pubblico per capire l’evento in questione (in questo caso i campi di concentramento nazisti). Da aggiungere ad esempio il film su Hannah Arendt o il lavoro di Spielberg “Schindler’s List”, dove in modo completamente difforme si raccontano le medesime esperienze di quel periodo (la prima è una scrittrice, l’altro è invece un potente industriale).

Quello che è sbagliato nel ragionamento di Verdone sta nel l’intento stesso del regista Roberto Benigni. L’obiettivo del regista in questo caso non era raccontare la tragedia dei lager, mostrandone la crudeltà e la violenza (ci sono per l’appunto documentari in grado di ovviare a queste mancanze). Al contrario, Benigni, come fa con il proprio figlio, cerca di mettere una maschera agli occhi del pubblico,  nascondendo al pubblico quella  realtà e mostrandoci quel briciolo di speranza che, nonostante la guerra, si trovava insito nei pensieri del protagonista. Poco importa chi è stato a liberare i prigionieri (in realtà sono i russi non gli americani a entrare ad Auschwitz). La genialità di Benigni sta proprio in questo: creare una favola piena di gioia e speranza anche nel periodo più buio della nostra storia. Per questa ragione “La vita è bella” sarà difficile da dimenticare. Su questo non ci sono dubbi.

11 commenti Aggiungi il tuo

  1. kasabake ha detto:

    Non posso che sottoscrivere pienamente la tua osservazione, che per altro sulla questione ho trovato esaustiva: aggiungere altro sarebbe fastidioso e quindi sono certo che in tanti, troppi, lo faranno (purtroppo).

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    1. Riccardo227 ha detto:

      Grazie mille per il commento. Vorrei comunque sapere le opinioni di tutti su questo argomento, senza arrivare a insulti gratuiti.

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      1. kasabake ha detto:

        E’ giusto, anche perchè penso che questo spazio sia per ora abbastanza estraneo a quella fetta di utenza web fatta solo da nientisti, haters a e flamers e quindi forse c’è speranza per una discussione pacata sul film, sulla sua qualità, sulla sua narrazione, il suo ritmo ed infine anche sulla sua ragion d’essere.

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    2. lapinsu ha detto:

      La saggezza di kasabake è al solito inappuntabile.
      Mi permetto solo di aggiungere una nota a margine: una delle conseguenze più becere e fastidiose della diffusione di Internet e SocialMedia è la crescita esponenziale di polemiche sterili, stupide, fini a se stesse e partorite dalla acute menti di soggetti con il Q.I. di una blatta.
      In tutta onestà confesso che vivevo meglio quando le scoregge di questi cercopitechi non avevano mezzi per arrivare alle mi orecchie.

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  2. datraversa ha detto:

    Eh alla gente piace scrivere opinioni con una tastiera, che potranno essere lette ovunque, tanto per creare discussioni inutili e senza argomentare. Non posso far altro che condividere a pieno ogni parola del tuo articolo e dei commenti di Kasabake e Lapinsù. Avete espresso il mio pensiero.

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  3. kasabake ha detto:

    Grazie Lapinsù! Mi associo alla tua analisi sulle polemiche sterili…

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  4. pennadiparte ha detto:

    Concordo con voi sopra. Le polemiche circa il film nascono, come quasi tutte le polemiche, da incomprensioni e fraintendimenti. Ritengo però che volte possano essere legittimate con intelligenza. Il caso più clamoroso e più di spessore, a mio avviso, fu quello di Art Spiegelman (fumettista, autore del celebre “Maus”), che pubblicò su The New Yorker una copertina molto provocatoria a proposito dell’oscar (http://lunettesrouges.blog.lemonde.fr/files/2012/04/Art-Spiegelman-Roberto-Benigni-The-New-Yorker.jpg), non riuscendo ad accettare il carattere di gioco e speranza del film. Mi piace lasciarlo come spunto sotto questo interessante articolo.
    Buona serata.

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    1. Riccardo227 ha detto:

      Grazie mille! Penso che questa immagine rappresenti appieno la questione. È giusto farsi delle domande come ha fatto Verdone. Così come è legittimo non pensarla allo stesso modo su un determinato film. Ritengo che Verdone sia una persona che sa bene quello che dice e che, dopo aver visto Auschwitz, si è posto un problema molto rilevante: è giusto o non è giusto trattare la shoah in chiave favolistica? Il tema è molto complesso. Però io ritengo che “La vita è bella” ha solamente usato come contesto il male che il nazismo ha provocato a moltissime persone per raccontare una storia autentica che si basa su un rapporto forte padre-figlio.

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  5. A me “La vita è bella” non è piaciuto, ma anche il fatto che Verdone sia considerato un regista mi sembra un’iperbole.

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  6. kasabake ha detto:

    Non so qualcuno di Voi lo ha notato ma questa bacheca di commenti si muove come farebbe, se esistesse, proprio un anticorpo ai flamers ed ai troll che ogni volta usano qualsiasi argomentazione per spruzzare bile ed acido immotivato su qualsiasi cosa, come uno dei mostri di Del Toro. Rifuggiamo sempre il pensiero unico e scorreggiamo per crescere ed evolverci su qualsiasi dio, padre e padrone, ma mai, mai senza usare gli strumenti della dialettica civile e logica: posso criticare l’uomo Celine ma non posso non apprezzare i suoi capolavori. Relativismo etico? No, buon gusto.

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    1. Riccardo227 ha detto:

      Il bello di (alcuni) blog! 🙂

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