Recensione: Joy

JoyGenere: Drammatico

Regia: David O. Russell

Cast: Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, Edgar Ramirez, Diane Ladd

Durata: 124 min.

Distribuzione: 20th Century Fox

 

 

 

Joy ha molte idee per la testa. È creativa, intelligente, e può contare sull’appoggio di molte persone a lei care, come sua nonna Mimi e Jackie, una delle sue amiche più strette. I sogni sono continuamente ostacolati da una famiglia che non perde occasione per sminuire le sue capacità, dal padre Rudy, egoista e senza scrupoli, a Terry, la madre inetta che sta sempre davanti all’interminabile soap opera. Senza nominare il rapporto non tanto roseo con Peggy, la sorellastra nata dal primo matrimonio del padre, e la fine del matrimonio con Tony, che in quel momento vive nel seminterrato. La ragazza deve farsi valere per essere rispettata, subendo delusioni e sconfitte su entrambi i fronti, sia in casa (costretta a sgobbare senza alcun aiuto familiare) che nel lavoro. Nonostante ciò quella parte infantile da tempo accantonata non sembra volersi arrendere, sino a quando un’invenzione utile per la casa, ritenuta da molti un’idea bizzarra e inefficace sul mercato, può letteralmente cambiare la sua condizione.

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Joy, l’ultimo lavoro di D.O. Russell, mette in campo la stessa (o almeno in parte) formazione già vista in American Hustle. Usando termini calcistici, la squadra non ha brillato come nei precedenti incontri, non tanto per i protagonisti (spicca la solita Jennifer Lawrence e l’immenso Robert De Niro), quanto per una sceneggiatura che nella seconda parte ha avuto difficoltà a decollare. A volte gli attori riescono a tappare le mancanze di ritmo che la storia possiede, ma nel caso specifico nemmeno il Toro Scatenato insieme alla Ragazza di Fuoco sono riusciti nell’impresa. Il film possiede del fascino nella fase iniziale del film, aiutato dalla fluidità della regia di Russell e dall’utilizzo del narratore esterno che introduce i personaggi della storia con assoluta grazia. Si entra nel loro mondo imperfetto, diverso dall’idea della famiglia americana felice e di successo, finta come la soap opera con la quale la madre è solita intrattenersi. Tutto questo è una bolla di sapone, che scoppia nel momento in cui si entra nella casa di Joy, piena di difetti e di problemi da risolvere. Come se non bastasse, alla povera protagonista tocca prendersi cura dell’intera combriccola, totalmente insufficiente nella gestione della loro vita. La favola in chiave moderna funziona a metà, vittima della narrazione che ha perso incisività, lasciando posto a una fase statica e prolissa nel contenuto che si poteva evitare. Di positivo, come già accennato, è il cast. Un De Niro così ci mancava, e molto, perché è riuscito a dare grande intensità e sinergia al personaggio come solo lui è in grado di fare. Ultima, ma non per importanza, è la protagonista. Questo film è la dimostrazione di come l’attrice sia riuscita a tenere in piedi (nel limite del possibile) una storia traballante, confusa, di qualità certamente inferiore rispetto a The Fighter e de Il Lato Positivo, interpretando al meglio una donna di ferro, capace di rischiare e di non arrendersi al primo ostacolo. Di certo è l’unica nota positiva di tutta l’intera pellicola. Scusate se è poco.

Voto: 2,5 su 5

Il trailer

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