Recensione: Lo chiamavano Jeeg Robot

lo_chiamavano_jeeg_robot_1Genere: Fantascienza

Regia: Gabriele Mainetti

Cast: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei

Durata: 112 min

Distribuzione: Lucky Red

 

 

 

Enzo Ceccotti non conosce ostacoli. Un ladro seriale non deve assolutamente avere scrupoli, e scappare con la refurtiva prima che la polizia possa metterlo al fresco. Se le cose andassero storte, bisogna correre, correre, e non lasciare tracce. Se c’è da buttarsi nel Tevere, lo si fa. Punto. Enzo tuttavia era ignaro di che cosa si trovasse sotto quel fiume. Enzo viene “inghiottito” all’interno di un barile contenente materiale radioattivo, che sembra braccarlo senza lasciargli scampo. Avvolto in una nebulosa soffocante, riesce comunque a salvarsi e a tornare a casa, anche se barcollante e con del liquido scuro che lo copre da testa ai piedi. Ben presto scoprirà che quel tormento che lo accompagnerà per tutta la notte lo porterà ad avere dei strani poteri sovrumani, in una città contesa da clan mafiosi che, contendendosi il territorio, la sta mettendo in ginocchio con attentati e uccisioni senza fine.

Jeeg robot

Lo chiamavano Jeeg Robot è un film diverso dagli altri. È sicuramente un ottimo film di genere, con un impianto ben costruito da Gabriele Mainetti sia sotto l’aspetto del contenuto, sia per quanto riguarda la crescita del personaggio interpretato da Claudio Santamaria. Enzo infatti è un uomo introverso, che non vuole avere nulla a che fare con nessuno. Non ha amici; l’unica vera compagnia che realmente ha è la sua cara televisione con la collezione di film pornografici. Non è tanto la caduta sul fiume ad averlo cambiato. Non è un caso che lui, consapevole della sua forza, torni a fare il mestiere che da sempre lo ha accompagnato sin da ora. È l’incontro con Alessia, la ragazza del piano di sotto nonché figlia di uno degli scagnozzi dello Zingaro (interpretato da un grandioso Luca Marinelli), a mostrargli come Roma abbia bisogno di una persona che può veramente cambiare le sorti della città. Paradossalmente è l’unica a credere nelle sue doti e sulle opportunità che queste possono essere sfruttate per la comunità, che in questo momento si trova a dover fronteggiare l’ascesa delle associazioni criminali che si vogliono spartire ogni fetta dei quartieri romani. È proprio questo punto a renderlo diverso da altri film film di fantascienza. Il fatto che Mainetti sia riuscito a intrecciare la realtà, non così lontana dai fatti di attualità, con elementi iconici del fumetto tradizionale è di certo un elemento che molte altre pellicole di questo tipo non sono riuscite mai ad accostare in maniera così diretta (recentemente solo alcune serie tv si sono avvicinate su tematiche più vicine al nostro tempo). Le faide criminali, la spartizione del territorio, il ricatto nei confronti del potere centrale, e soprattutto il desiderio di ascesa di un piccolo clan di quartiere che vuole essere la pedina in grado di mettere sotto scacco il re, sono punti più vicini alle gangster stories che ai racconti di supereroi. Lo chiamavano Jeeg Robot ha così unito la Suburra di Sollima alle storie di grandi personaggi come l’Uomo Ragno o Superman, in un equilibrio di generi mantenuto fino alla fine con una regia assolutamente impeccabile e da un cast credibile e assolutamente azzeccato.

Voto: 3,5 su 5

 

Il trailer:

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