Recensione: Pets – Vita da animali

pets

Genere: Animazione

Regia:  Chris Renaud, Yarrow Cheney

Durata: 87 min.

Distribuzione: Universal Pictures

 

 

 

 

 

Che tragica vita è quella dell’animale. Sempre in casa ad attendere l’arrivo dei loro padroni. Che poi non si capisce il motivo della loro assenza. Ma dove andranno gli umani? Che cosa faranno di così importante anziché rimanere nella loro abitazione in compagnia dei loro fedeli amici? Il povero Max non riesce a capacitarsene, ma non demorde. Il suo amore per Katie lo tiene persino davanti alla porta di casa, non curante del tempo che passa e della docile Gidget, la bianca cagnolina della finestra accanto che non perde occasione per dichiarare la sua cotta per lui. Max non è solo: a fargli compagnia spesso vengono gatti, cani e persino un criceto che ha perso la strada di casa. Ma l’arrivo di un nuovo coinquilino a quattro zampe in casa di Katie matterà in soqquadro (letteralmente) la casa. Tra Duke, il cane dal folto pelo marrone, e Max non sembra esserci sintonia, e già da subito entrambi gli animali cercano in tutti i modi di sottomettere l’altro con ogni mezzo. Tutto questo non porta risultati positivi per i due protagonisti, che si trovano ad un certo punto a dover fronteggiare una gang di animali randagi sotto il “coccoloso” comando di un coniglio problematico.

 

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Pets – Vita di animali è un film piacevole ma non esaltante. La storia ha l’impostazione classica dell’avventura immaginaria di personaggi improvvisamente catapultati in un mondo più grande di loro, oltre a strizzare l’occhio a un altro lungometraggio d’animazione che ha aperto le porte del cinema digitale come Toy Story. Non per questo il film della Illumination si può accostare (nel bene e nel male) al prodotto Pixar, per una ragione molto semplice. L’opera dei registi Chris Renaud e Yarrow Cheney predilige più per un pubblico mirato, puntando più a divertire (con gag che fanno sorridere) che a riflettere. Questo è possibile se si decide di raggiungere un pubblico più piccolo come i bambini, con buona pace dei genitori che dovranno sorbirsi un ora e mezza di scene di pura leggerezza ma con poca sostanza. La Pixar invece riesce a mettere d’accordo tutti, con delle storie che possono essere lette con molteplici chiavi di lettura a seconda del pubblico di riferimento, dal più grande al più piccolo (vedi il caso Inside Out, una pellicola dalla complessità narrativa stupefacente).

Pets è sicuramente riuscito per quanto riguarda l’aspetto estetico, con una regia davvero ben costruita sin dalle prime sequenze, come l’introduzione che ci porta del magico mondo di New York, dove i palazzi sono costruiti come se fossero torrette di un unico castello. La fotografia, con quei toni accesi e autunnali in grado di soffermarsi su ogni sfumatura di colori e sui contrasti di luce, riesce a conferire al film quella luminosità che avvicina ancora di più al mondo surreale e fantastico dove sono ambientate le vicende dei protagonisti. Le note dolenti, come già sottolineato in precedenza, sono la narrazione a dir poco spezzettata e scollegata e i personaggi non approfonditi a sufficienza. A Pets è mancato il coraggio di andare oltre l’ostacolo, raccontando una storia con forti emozioni e con alcune riflessioni che andassero più nel merito delle questioni affrontate, come quello dell’abbandono degli animali. Quello che salva l’intera giostra è l’impalcatura rigida e inconfondibile che accompagna l’intera produzione dei film targati Illumination, che riesce a dare dinamicità, spontaneità e schiettezza per tutto il film senza cali di ritmo. Pets – Vita di animali contiene dei cliché che sono difficili da dimenticare, dalle personalizzazioni degli animali che assumono i comportamenti e gli atteggiamenti tipici degli individui, alle feste private negli appartamenti dei padroni dove sfoggiano i propri vizi, oltrepassando limiti inimmaginabili da un umano fino a quel momento. Siete proprio sicuri che il vostro barboncino adori la musica classica? Meglio controllare.

 

Voto: 2,5 su 5

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