Recensione: Manchester By The Sea

manchester-by-the-seaGenere: Drammatico

Regia:  Kenneth Lonergan

Cast: Casey Affleck, Michelle Williams, Kyle Chandler, Lucas Hedges, Gretchen Mol

Durata: 135 min.

Distribuzione: Universal Pictures

 

 

 

Lee Chandler compie un lavoro umile, svolgendo il mestiere di portiere nel palazzo dove vive ormai da anni. L’uomo, per senso di dovere, esegue diverse mansioni per il mantenimento del condominio: aggiusta i tubi dell’acqua, la rete elettrica (non tanto legale), ma soprattutto, spala la neve ogni mattina davanti al cortile di casa, visto che è da molti giorni che a Boston continua a nevicare incessantemente. Ciò nonostante, è estremamente scontroso verso i coinquilini, che non sopportano il suo atteggiamento irrispettoso nei loro confronti. Un giorno, però, un tragico evento (la morte del fratello Joe) costringe Lee ad abbandonare temporaneamente la città, tornando a Manchester, il paese dove lui ha vissuto la prima parte della sua vita. Il dolore del suo passato riaffiora improvvisamente alla notizia dell’affidamento del nipote Patrick, obbligandolo a rimanere in quella cittadina che ancora mantiene ancora aperta la ferita di Lee, che non si riferisce solamente il fratello, ma riguarda un’altra vicenda che coinvolge la sua ex moglie Randi.

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Manchester by the sea è il terzo film da regista per Kenneth Lonergan, autore di sceneggiature egregie come Gangs of New York di Martin Scorsese. L’opera cerca di illustrare il tema del lutto familiare nell’arco di un tempo ristretto, dilatando così la narrazione in un periodo di forte drammaticità e concentrando l’attenzione sui suoi personaggi che sono colpiti direttamente da quell’evento. Tuttavia il fatto che emerge da questa storia è il comportamento dei protagonisti di fronte alla morte. Paradossalmente, Lee, interpretato da Casey Affleck, non da l’impressione, se si osservano i gesti e il modo di affrontare la quotidianità, di subire il dolore e la sofferenza di ciò che è appena accaduto. Il suo atteggiamento freddo, distaccato, è visibile in alcune scene emblematiche del film, quando tratta i problemi burocratici di fronte a Patrick a colazione o, nel caso più estremo, quando porta lo stesso nipote nei luoghi più insoliti alla luce del recente lutto, come l’ospedale, i servizi funebri o il notaio per il testamento del fratello. Anche il nipote non sembra essere colpito da quell’evento, forse già consapevole della brevità della vita del padre dopo la scoperta della malattia cardiaca qualche anno prima. Al contrario, vuole tornare nell’ordinarietà, a giocare a hockey e a suonare con la sua band.

Tutti e due, in un modo o nell’altro, vogliono tornare alla normalità. Ma sanno bene che, come la neve  in inverno, ci vuole tempo prima che il ricordo si sciolga fino a lasciarlo alle spalle.  Lee è il primo ad averlo provato, ma con la morte del fratello, la memoria torna a galla inesorabilmente. Il volto è la prova che il dolore è ancora visibile sin dalle prime inquadrature, oltre al suo atteggiamento asettico e di forte distanza verso la comunità. Non lega con nessuno, raramente instaura un rapporto con le persone, parlando di luoghi comuni o dei recenti avvenimenti sportivi come è solito fare quando ci si incontra per la prima volta. L’impressione è che non si avvia mai un contatto diretto con il pubblico, che si trova lontano dai suoi pensieri e dalle sue percezioni. Quello che inizialmente sembrava un difetto (per chi scrive), è in verità un punto di forza della storia, perché solo chi ha subito realmente quegli eventi come Lee può comprendere le sue azioni e le sue espressioni, grazie a quei pochi indizi che il regista ci ha servito nella narrazione per mezzo dei flashback della vecchia vita del protagonista. Non è importante, secondo Lonergan, che si capisca appieno il passato del personaggio, perché ciò che conta è il presente. Bisogna riprendere a (soprav)vivere, perché non si può tornare indietro e cambiare. Le scene prive di dialogo vengono contrapposte infatti da alcune sequenze tenere e di rara finezza che difficilmente si trovano in un film così drammatico e forte, sottolineando la capacità del regista di contrapporre diversi linguaggi cinematografici contemporaneamente. Straordinaria invece l’interpretazione di Affleck, capace con gli sguardi di trasmettere un messaggio certamente più incisivo rispetto alla parola.

 

Voto: 3,5 su 5

 

Il trailer

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