Recensione: Moonlight

locandinaGenere: drammatico

Regia: Barry Jenkins

Cast: Alex Hibbert, Ashton Sanders, Trevante Rhodes, Naomie Harris

Durata: 111 minuti

Distribuzione: Lucky Red

Dopo il suo lungometraggio d’esordio, “Medicine for melancholy” del 2008, Barry Jenkins torna nella “sua” Miami, che fa da sfondo al suo nuovo lavoro, “Moonlight“; film presentato alla Festa di Roma, premiato ai Golden Globes come Miglior Film Drammatico e in corsa agli Oscar con otto nomination è tratto dalla pièce teatraleIn Moonlight Black Boys Look Blue” di Tarell Alvin McCraney. “Moonlight” vuole raccontare cosa possa significare essere omosessuale nella comunità nera macchiata, violenta e criminale, attraverso una graduale ed intensa scoperta di sé. Una Miami livida dei ghetti, le strade, lo spaccio, la prostituzione, una situazione famigliare complicata, la madre tossicodipendente, un padre che non c’è, le angherie perpetrate nell’orario di scuola da bulli arroganti. La storia di Chiron, il percorso che il regista ci fa affrontare, un racconto di formazione, un uomo in divenire, è la linea che attraversa il canovaccio narrativo diviso nettamente in tre parti: l’infanzia, l’adolescenza, l’adultità. Una sola anima, quella del giovanissimo ragazzo di colore che si scopre omosessuale ed intraprende una quotidiana lotta per autodeterminarsi e sopravvivere, tra dolore, solitudine, reinterpretazione del concetto di famiglia e di appartenenza (fondamentale l’incontro con lo spacciatore Juan e la compagna Teresa). moonlight-2-1475508339

Jenkins pedina Chiron e avvolge lo spettatore in un flusso continuo di intima delicatezza che non risparmia dei salutari pugni nello stomaco. Una costruzione di sé che passa attraverso umiliazioni, speranze, ribellioni pagate a caro prezzo, una inevitabile corazza da costruirsi per poter esistere e resistere. Un occhio vigile della regia che non pare mai scontata, che pone questioni e argomentazioni coraggiose. Musiche calibrate e interpretazioni che danno un senso di continuità e di grande naturalezza: Chiron, il bambino spaesato e pieno di interrogativi cresce e impara a essere nel mondo, diventando Black, abbastanza forte, almeno esteriormente, per non subire le violenze dei più forti. Un testo filmico che forse risente della sua provenienza teatrale, che non riesce fino in fondo a crea la giusta tensione empatica, non tanto per la distanza della storia narrata quanto per la scarsa capacità di rapire lo spettatore e farlo sentire “accanto” a Chiron, per quanto toccante e commovente possa risultare la tematica. Un peccato. Ad ogni buon conto “Moonlight” mantiene delle qualità indiscutibili e l’operazione di Jenkins resta ambiziosa.

Voto: 3 su 5

Il trailer del film:

2 Comments Add yours

  1. Anche a me è piaciuto, complimenti per a recensione 🙂

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  2. Massimo ha detto:

    Non ho ancora l occasione di vederlo ma spero di vederlo al più presto

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