Recensione: Okja

Genere: Azione

Regia: Bong Joon-ho

Cast: Ahn Seo-hyun, Tilda Swinton, Jake Gyllenhaal, Lily Collins, Steven Yeun, Devon Bostick, Paul Dano, Shirley Henderson, Daniel Henshall, Giancarlo Esposito, Byeon Hee-bong, Je-mun Yun, Woo-sik Choi

Durata: 120 min.

Distribuzione: Netflix

 

In un contesto di estremo squilibro sociale, economico e politico, c’è bisogno di un piano di grande qualità. Un piano che si rivolge alla gente di ogni nazione, un piano che cerca di limitare i danni che l’uomo negli ultimi decenni sta commettendo, determinando grossissimi problemi ambientali alle generazioni future. Questo enorme fardello se l’è preso un’azienda, la Mirando Corporation, che, grazie al volto nuovo di Lucy Mirando, cerca così di rilanciarsi e cambiare veste dopo i disastri che l’impresa ha purtroppo ammesso sotto la guida del padre. La fabbrica americana ha trovato così una piccola, ma imponente, soluzione: un animale trovato in una fattoria cilena che, se cresciuto sotto alcune specifiche direttive, può sfamare milioni di persone, con un impatto drasticamente ridotto sul territorio in termini di inquinamento. Ma c’è di più. Per promuovere questa nuova scoperta, ben 26 maialini scelti per la loro incredibile bellezza vengono distribuiti in tutto il mondo per essere allevati con amore e con cura; solo uno, però, verrà premiato come il migliore, grazie all’acume del dottor Johnny, conosciuto per il suo amore per gli animali dimostrato proprio nel programma televisivo andato in onda in tutto il mondo. In Corea uno di questi, Okja, viene affidato a una famiglia umile, composta da una bambina, Mija, e dal nonno, e tra questi si instaura un rapporto di affetto assolutamente unico, fino al momento in cui, 10 anni più tardi, non arriva il fatidico giudizio.


Okja è il film targato Netflix presentato quest’anno al festival di Cannes, portandosi con sè sia elogi da buona parte della critica e numerose discussioni e polemiche che non entrano nel merito a questo lungometraggio, ma che riguardano la sua distribuzione al di fuori del circuito cinematografico. Non rimuginando un tema fortunatamente spento alla fine del festival francese, il film può essere definito una piccola favola per adulti. Favola perchè di fronte abbiamo un oggetto, in questo caso un maiale geneticamente modificato, che non appartiene al nostro mondo, ma che è frutto di una creazione astratta del suo autore e regista di questa opera Bong Joon-ho. Tuttavia il tema centrale affrontato in questa storia non è certamente la salvezza del pianeta, con l’eroe che cerca costantemente di bloccare questo flusso inesorabile di eventi, ma è l’esatto opposto, il deperimento sotto il controllo vigile dell’uomo. Se c’è infatti un compito che l’essere umano sa eseguire alla perfezione, è proprio questo, e in questo film questo potere viene incarnato in un personaggio ambiguo (e instabile) come Lucy. La protagonista interpretata da Tilda Swinton è la perfetta rappresentazione del manager che guarda al profitto, ma al tempo stesso conosce il metodo giusto per vendere il proprio prodotto alla massa. Sa benissimo che non può mostrare ciò che c’è dietro al sipario, perchè metterebbe a rischio la ripartenza della sua azienda. Non può illustrare ai giornalisti, presenti in quelle prime sequenze, che loro stanno per mettere sul mercato un animale ricreato in laboratorio che potrà così arricchire le tasche dei suoi più fidati amministratori. Per rendere più “appetibile” il suo prodotto deve creare una narrazione più vicina agli ideali e alla cultura della popolazione globale, ricreando un’idea più simile alla forma pubblicitaria, accesa e con colori vivi e contrastanti, rispetto a una con al centro l’industria fumosa e grigia nel momento in cui mostra la catena di montaggio in ogni sua fase.

Dall’altro lato del pianeta, c’è invece Mija, una piccola ragazza che vive in completo isolamento. Non in stile zen, perchè comunque, a prima vista, conosce il presentatore della nota trasmissione sugli animali. Tuttavia di primo impatto il regista pone subito un gioco di contrasti. Dalla prima scena surreale, dove la donna sembra essere immersa nei pixel dello schermo dietro di se, si passa invece a una visione bucolica e naturale della terra, dove tutto apparentemente si trova in perfetta armonia, senza alcun intervento umano. Ed è qui l’altra mossa astuta dell’autore, che mostra le due alternative possibili senza che una in maniera utopistica ponga fine all’altra. Questo non vuol dire imparzialità, perchè la critica è spiegata verso una massificazione della nostra vita che sta sfiorando l’eccesso. Sembra non esserci più un ritorno all’empatia, alla comprensione delle azioni dell’individuo e del valore che si da all’insieme. La bambina si rende conto subito di essere sola contro tutti, anche quando sembra esserci qualcuno a sostegno della sua battaglia. Viene usata prima dal gruppo animalista (poi pentiti del gesto), e poi dalla Mirando Corporation come testimonial del loro successo futuro nel campo dell’alimentazione del futuro. Di fronte a questo scontro politico-ideologico lei si trova in mezzo solo ed esclusivamente perchè prova amore verso Okja, e cercherà con tutta se stessa di salvarle la vita. La storia di Bong Joon-ho è ben congegnata e sorretta da un cast assolutamente di ottimo livello, dalla duplice Tilda Swinton allo schizofrenico Jake Gyllenhaal. Da sottolineare le interpretazioni di Paul Dano, il capo del Fronte per la liberazione degli animali, un personaggio in apparenza mite e assolutamente contrario alla violenza se non stettamente necessaria, e dell’ormai assodato Giancarlo Esposito, che torna di nuovo nella parte di un inespressivo, ma concreto, imprenditore di successo che compie tutti gli affari lontano dai riflettori come i cari fan di Breaking Bad hanno potuto constatare.

P.S. Guardate il film fino alla fine, troverete una sorpresa.

Voto: 3,5 su 5

Il Trailer

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