Recensione: Una notte da leoni 3 (Hangover III)

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Genere: Commedia

Regia: Todd Phillips

Cast: Bradley Cooper, Ed Helms, Zack Galifianakis, Ken Jeong, John Goodman.

Durata: 100 min

Distribuzione: Warner Bros

Nuovo capitolo della saga “Hangover” (letteralmente “postumi dell’ubriacatura”), giunto al terzo capitolo con una risposta sempre buona al botteghino, cosa che ha convinto e spinto Todd Phillips, già responsabile dei primi due capitoli a replicare, e a replicare ancora. Cosa c’è di nuovo? Il film esordisce con la morte del padre di Alan (Zack Galifianakis) e la decisione del “branco” di accompagnare l’instabile Alan in una struttura specializzata che possa aiutarlo in modo concreto. Nel frattempo Mr.Chow (Ken Jeong) fugge da un carcere di massima sicurezza durante una rivolta. I destini degli amici Stu (Ed Helms), Doug (Justin Bartha), Phil (Bradley Cooper) e Alan si incrociano con il devastante cinese Chow per una miscela esplosiva. A tutto questo si aggiunga la new entry Marshall (John Goodman), adirato e collerico malavitoso che sconquassa ancor di più i piani dei protagonisti. Dalla Tailandia al Ceasar’s Palace (già visto nel primo capitolo), Una notte da leoni 3 cerca di tornare sui passi già calcati per Una notte da leoni (1) che ebbe un inaspettato successo all’epoca; ma il risultato è assolutamente discutibile. Stare ad elencare le nefandezze e le manchevolezze di questa pellicola sarebbe come sparare sulla croce rossa. Non manca nulla: violenze e atrocità gratuite su animali, volgarità di ogni tipo, insulti ed ingiurie fuori luogo, battute inserite per riempire vuoti preoccupanti (la frase più ricorrente di Mr.Chow è “Figli di t***a” e pare non sappia dire altro); dal punto di vista recitativo non siamo di fronte a attori del calibro di Jack Nicholson o Daniel Day-Lewis ma ci si sarebbe aspettato almeno il minimo sindacale, cosa che non è successa: Bradley Cooper, Zack Galifianakis, Ed Helms sembrano attori dilettanti (anche se sembra di percepire che le colpe siano da addossare soprattutto al regista), persino un buon nome come quello di Goodman è grottescamente scarso per essere vero. Buona fotografia e qualche citazione cinematografico-musicale qua e là (dai Beatles a Blade Runner) ma anziché alzare l’asticella paiono solo gratuiti ed inutili tentativi di stile. Nonostante qualche critica bonaria letta in rete, il film non fa ridere, è goffo, mal congeniato ed è sempre più chiaro che col passare del tempo Todd Phillips abbia sempre meno idee buone, compensando con futili grossolanità e cinema di grana grossa di cui nessuno sente il bisogno. Un prodotto da evitare a piè pari e i propositi di un quarto capitolo non può che far rabbrividire gli avventori delle sale. Un anticlimax partito con un discreto primo capitolo, degenerato col secondo che vede la tomba (dal punto di vista cinematografico-stilistico) con questo ultimo (ma non ultimo) capitolo. L’inserto di un noto tg li ha definiti gli “amici miei americani”…per carità non scherziamo.

Voto: 1 su 5

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