Recensione: Solo Dio perdona

vert Solo Dio Perdona CORREData

Genere: Thriller

Regia: Nicolas Winding Refn

Cast: Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Vithaya Pansringarm

Durata: 90 min

Distribuzione: 01 Distribution

 

 

Il cinema di Nicolas Winding Refn, in quanto tale, ha diviso sempre e comunque il pubblico in due parti ben distinte: c’è chi ritiene che il suo stile, crudo e violento, porti con sé una forte critica alla società moderna, corrotta e disumanizzata; dall’altro c’è chi lo giudica privo di contenuto, dove i dialoghi e la interpretazione dei personaggi e della storia sono ridotti al minimo. Lo stesso regista, in un’intervista a un noto giornale italiano, dichiara come il suo modo di girare e di comporre i film non sia accessibile a tutti: “Chi si aspetta un film di facile visione che eviti pure il mio cinema. O con me o contro di me.” Questa cosa è evidente dal (in)successo che questo film sta avendo in Italia, dove la 01 Distribution credeva di avere in mano il film rivelazione dell’anno, vista la vittoria a Cannes nel 2011 con Drive (premio alla miglior regia). Con Solo Dio Perdona, si è dimostrato come il precedente lavoro sia stato solamente una parentesi cinematografica, anche se, per chi non lo avesse visto, la differenza con quest’ultima pellicola è minimale: dialoghi molto ristretti, inquadrature molto spesso in primo piano sul protagonista e il movimento lento e graduale della macchina da presa.  L’unica differenza (e non è una cosa da poco) sta nel contenuto, perché non c’è dubbio che dal punto di vista formale Refn, come molti altri registi, non abbia rivali: in questo film il contrasto con i colori primari rende la città, Bangkok, surreale e ipnotica, i movimenti discontinui della cinepresa danno una sensazione di inquietudine e di suspense tipica dei thriller più elogiati. Per non parlare della colonna sonora. Certamente quello che manca in questo film è una trama, che può essere riassunta così: Julian (Ryan Gosling) gestisce assieme al fratello Billy una palestra di Thai Boxe, usata come ripiego per il traffico di droga e di prostituzione. Dopo la morte di Billy a seguito di uno stupro di una minorenne, la madre e capofamiglia Jenna decide di vendicarsi di chi l’ha ucciso trasferendosi a Bangkok. Il resto è tutto incentrato sulla violenza come unico mezzo, sia dalla malavita, che dalla Polizia, per risolvere i problemi. Poco importa allo spettatore del rapporto edipico tra la madre e i fratelli, i quali sono perennemente sottomessi e rinchiusi in se stessi per via dell’eccesivo potere della madre che non li ha mai resi adulti. Questi elementi andavano approfonditi, e non accennati solamente per dare un po’ d’intensità a una narrazione totalmente assente. Infine i personaggi: come la storia, i protagonisti sono statici, privi di emozione, a cominciare da Julian, interpretato da un Ryan Gosling al di sotto delle sue capacità. A differenza di Drive, l’attore di Come un Tuono e di Gangster Squad non riesce a esprimere la stessa passione del pilota innamorato della ragazza della porta accanto. Al contrario, si ha una percezione di vuoto che viene riempito dalle scene di pura violenza (fisica e verbale). L’unica che si salva è Kristin Scott Thomas, che riesce a dare una personalità forte, accattivante al personaggio di Jenna.
La coppia Gosling-Refn, a differenza di altre come Depp-Burton, in questo caso non ha funzionato e forse è meglio voltare pagina.

Voto: 2,5 su 5

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