Recensione: H.

H

Genere: Drammatico

Regia:  Rania Attieh, Daniel Garcia

Cast: Robin Bartlett, Rebecca Dayan, Will Janowitz, Julian Gamble, Roger Robinson

Durata: 93 min.

 

 

 

Il secondo film proposto dalla Biennale College Cinema è H., pellicola diretta da Rania Attieh e Daniel Garcia che racconta due storie di due donne collegate non solo dal nome (entrambe si chiamano Helen) ma da un tragico evento: la caduta di un misterioso meteorite. Il primo racconto narra le vicende di una donna di mezza età alle prese con una strana condizione. Non potendo avere figli, accudisce una piccola bambola dalle fisionomie moto simili a un bambino normale, fornendogli il cibo e portandolo in giro per la città. Il secondo invece racconta la storia di una giovane ragazza incinta, che collabora con il proprio ragazzo nella creazione di opere artistiche. A causa di quel tragico evento, le due donne si troveranno in una situazione problematica, e dovranno fare i conti con la realtà che, in un modo o nell’altro, saranno costrette ad accettare.

Il film ha certamente delle qualità sotto l’aspetto visivo ed espressivo. La fotografia priva di colori caldi è in grado di generare inquietudine di fronte a quelle storie, sia prima che dopo la caduta del meteorite. L’uso di inquadrature ravvicinate sui personaggi rende molto più suggestivo e preoccupante la loro fragile condizione, sottolineando le difficoltà nell’essere e nel diventare madri. Oltre a questo, la storia pecca di quei particolari necessari a comprenderne l’autenticità. Molti elementi, come ad esempio l’impossibilità da parte della prima donna a non avere figli, non sono per nulla spiegati al pubblico, il quale deve ipotizzare una probabile infertilità di quest’ultima o una possibile malattia psicologica. Non si comprende a fondo il significato della testa della scultura, che si vede in lontananza passare grazie al movimento del fiume, e le storie appena raccontate. Il volto è sicuramente quello di Elena, dal momento che la città nella quale le vicende sono sviluppate si chiama Troy. L’unico nesso possibile è la commistione tra naturale e soprannaturale tipica della tragedia greca, la quale ha una chiara influenza con tutto ciò che sta intorno alle due protagoniste. Non è un caso che il meteorite rappresenti qualcosa che non può essere controllato e che provochi incertezza e paura sul futuro che verrà. Tutto ciò, se sviluppato in maniera accurata, avrebbe portato tensione, apprensione per le sorti delle loro vite e di quelle che stanno attorno a loro. Tutto ciò non accade per gran parte del film. Solo verso la fine, nel bel mezzo della foresta coperta dalla neve, questa sensazione è percepibile. Per il resto è una pellicola ben costruita, che manca tuttavia della comprensione della solitudine dei due personaggi, i quali troveranno il giusto equilibrio solo nelle battute finali.

Voto: 2 su 5

Il trailer

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