Recensione: Il giovane favoloso

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Genere: Biografico

Regia: Mario Martone

Cast Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco, Isabella Ragonese

Durata: 137 min.

Distribuzione: 01 Distribution

 

Piccola considerazione. Questo non è un film “scolastico”. Se c’è una cosa che il tipico ragazzo delle superiori detestava durante le ore di italiano, era di studiare tutte le opere letterarie di Giacomo Leopardi. Questo perché la superficialità dello studente (basta prendere un buon voto) e il distacco con lo scrittore, impediva la comprensione del vero significato delle sue poesie. Con il tempo e con la maturità che piano piano l’individuo acquisisce, la distanza inizia fortunatamente a colmarsi, e i concetti imparati durante il periodo scolastico iniziano a essere più nitidi. Per questa ragione Mario Martone, dopo il successo di Noi credevamo, ha creato un buonissimo film, perché con Il giovane favoloso ha cercato di riempire il vuoto che si trova tra le opere di Leopardi e il pubblico, rendendo giustizia all’enorme e significativo contributo che l’autore di Recanati ha garantito alle successive generazioni.

Non è scolastico perché la pellicola non si focalizza in particolare sui prodotti letterari del giovane (puntando soprattutto sui più famosi del suo repertorio, come “L’infinito”, “La ginestra” o alcune parti delle “Operette Morali”). Con questo film per la prima volta si vede un Giacomo Leopardi debole, rinchiuso in se stesso e vittima dell’autorità inflessibile di suo padre Monaldo. Il ragazzo, pur amando alla follia suo padre per le opportunità che gli ha dato grazie al patrimonio economico e culturale che possiede rappresentato in particolare dalla biblioteca che si trova in casa, vede nel padre il simbolo del conservatorismo e della mancanza di libertà. L’incontro con Pietro Giordani aprirà gli occhi del giovane Giacomo, con il desiderio di scoprire cosa c’è oltre la siepe. La partenza da Recanati e la permanenza a Firenze e a Napoli comporterà comunque una presa di coscienza del personaggio, che pur trovandosi con Pietro e con Antonio Ranieri, il suo amico più stretto, si sente uno straniero in un mondo per lui incapace di modernizzarsi. Il film vuole anche puntare sulle difficoltà fisiche di Giacomo, e sul suo rapporto con la sessualità, che viene vissuto da lui come un tormento inesauribile. Non solo si deve difendere dalle inquietudini interiori, ma deve combattere contro chi accusa la sua forma fisica come causa delle suo opere troppo pessimistiche: “Non attribuite al mio stato quello che si deve al mio intelletto“. La fantastica interpretazione di Elio Germano è tra i punti più forti di questo film. L’attore, dopo 4 mesi di studio, è riuscito a interpretare il protagonista con grande professionalità, immergendosi completamente nella parte. Da non sottovalutare la parte della sorella Paolina, impersonata da Isabella Ragonese, che con lo scrittore ha avuto un rapporto di forte legame fraterno, come viene rappresentato in alcune scene della loro giovinezza. Oltre all’aspetto sonoro, dove si può notare l’associazione tra la musica antica (le opere di Rossini), con quella contemporanea (le canzoni elettroniche dell’autore tedesco Apparat), la regia di Martone è molto influente sulla fruizione del film, attraverso i primi piani dei protagonisti, i piani sequenza (per focalizzarsi sulla scenografia) e riprese con la macchina a spalla (molto efficace nelle scene di conflitto con il padre), anche se quest’ultimo, in alcuni casi, è usato in maniera eccessiva. In conclusione, Il giovane favoloso rispecchia appieno la striscia positiva che il cinema italiano sta avendo in questo ultimo periodo.

Voto: 3,5 su 5

Il trailer:

Un commento Aggiungi il tuo

  1. mattiabertaina ha detto:

    Concordo col collega sulla valutazione complessiva del lavoro di Mario Martone. L’idea di partenza poneva il regista, che si proponeva di mettere sullo schermo una figura letteraria “ingombrante” con Giacomo Leopardi, in una posizione non certo facile. Perfetta la resa di Elio Germano nel ruolo del protagonista e notevole l’imprinting poetico che trasuda dalla messa in scena; a detrimento de “Il giovane favoloso”, a parer mio, una durata eccessiva relativamente a ciò che il regista si proponeva di raccontare (tutta la parte sulla permanenza a Napoli l’ho trovata un po’ prolissa e ridondante). Resta il fatto che “Il giovane favoloso” resta un ottimo lavoro che però non “buca” lo schermo, ma resta sulla scia di quest’ultimo periodo, particolarmente positivo, del cinema made in Italy.

    Voto di Mattia: 3,5 su 5

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