Recensione: Boyhood

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Genere: drammatico/period movie

Regia: Richard Linklater

Cast: Ellar Coltrane, Ethan Hawke, Patricia Arquette, Lorelei Linklater

Durata: 168 minuti

Distribuzione: Universal Pictures

39 giorni di riprese in 12 anni; una notevole idea iniziale, coraggiosa, mai messa in scena prima di oggi. Boyhood di Richard Linklater rappresenta uno spaccato di vita del piccolo Mason, ritratto nella sua quotidianità, nel suo cammino verso l’età adulta. Nel 2002 Ellar Coltrane aveva 8 anni quando si calò nella parte del protagonista, affiancato dal padre, Mason Senior (Ethan Hawke), la madre Olivia (Patricia Arquette) e la sorella Samantha (Lorelei Linklater). Il film si snoda nei 12 anni successivi, passando per le vicende scolastiche, gli sconvolgimenti famigliari, i primi amori, la passione per la musica e per la fotografia, giungendo all’ingresso al college e al conseguente distacco dalla famiglia. Il lavoro di Linklater è molto più di un esperimento cinematografico mai tentato prima ed è molto di più di un semplice period movie; Boyhood rappresenta una celebrazione del cambiamento ed una dichiarazione d’amore alla magia del Cinema, che da un lato mostra lo scorrere della vita sullo schermo ma dall’altro fissa indelebilmente alcuni momenti di essa, rendendoli infiniti, immortali, senza più una vera collocazione temporale. Se per Hitchcock il cinema era “la vita senza le parti noiose”, per Linklater il cinema è un racconto della normalità, di una famiglia media, che vive eventi ordinari. Il regista lavora sull’accumulo di piccoli momenti quotidiani senza ricorrere ai cliché (il primo bacio, la prima sbronza, la perdita della verginità), cercando il realismo senza scadere mai nel documentario, strutturando una vera sceneggiatura ma lasciandosi accompagnare dalla crescita naturale degli interpreti. Nessun trucco, nessun cambio di attori; Ellar e Lorelei si sono ad un certo punto sovrapposti ai personaggi che interpretavano, cambiando le carte in tavola e rendendo ancora più personale e di ricerca il lavoro del cineasta texano. Boyhood rappresenta una piacevolissima novità, premiata con l’Orso d’Argento alla Berlinale, che ritrae e dà forza al concetto di straordinario nell’ordinario accompagnando lo spettatore in una epopea di una famiglia americana calata nel reale, dalla questione della guerra in Afghanistan all’elezione del primo Presidente di colore nella storia degli Stati Uniti, con colonne sonore che hanno raccontato il primo decennio degli anni 2000, dai Weezer ai Coldplay. Un lavoro necessario che cambia angolazione del modo di fare cinema, in modo onesto ed originale.

Voto: 4,5 su 5

Il trailer del film:

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. doppiaw ha detto:

    Progetto fantastico compreso da pochi.

    Mi piace

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