Recensione: Mia Madre

miamadre Genere: Drammatico

Regia:  Nanni Moretti

Cast: Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Beatrice Mancini

Durata: 106 min.

Distribuzione: 01 Distribution

 

 

Margherita, regista affermata in Italia, sta girando un lungometraggio sulla crisi economica del Paese, concentrandosi in particolare sull’acquisto di un’azienda da parte di un magnate americano che, a scanso di equivoci, ha ordinato di tagliare i costi e il personale. La gente non ci sta e, attraverso scioperi e proteste all’interno dell’impresa, vuole che si faccia chiarezza sulla vicenda. La regista tuttavia si trova in una condizione tutt’altro che stabile. Oltre alla separazione (ormai da anni) dal marito e alla crisi con l’odierno fidanzato, si aggiunge un’altra variabile: Ada, la madre, non si sente bene e viene portata in ospedale. Margherita, impegnata sul set, riesce di rado a prendersi cura di lei, tanto che suo fratello Giovanni decide dopo una lunga riflessione di prendersi un’aspettativa dal lavoro per stare vicino alla madre malata e accudirla fino alla fine.

Mia_Madre_Moretti

Questo film sottolinea un aspetto fondamentale da tener presente: Nanni Moretti rappresenta un caso particolare di buon cinema rispetto a un’industria italiana in profonda crisi di identità. Non c’è stato fino ad ora un solo film del regista di Caro Diario che sia stato in grado di contraddire questa affermazione. Mia Madre, tuttavia, ha una particolarità in più rispetto agli altri: mai come questo film la caricatura autobiografica è stata resa evidente dal protagonista della storia. Il personaggio, interpretato da Margherita Buy, è palesemente Moretti, sia dalle movenze sia dalle espressioni utilizzate, che mischiano sense of humour con termini profondamente drammatici. Inoltre sin da Il caimano e Habemus Papam Nanni ha voluto mischiare il microcosmo della vita quotidiana con il macrocosmo di quella pubblica, concentrandosi sulle insicurezze personali in rapporto con eventi sociali di grande importanza. L’intreccio che si viene a formare mette in luce, nel primo caso, la titubanza del protagonista e dello staff nel girare un film sull’avvento di Silvio Berlusconi in politica, mentre nel secondo un Papa si trova in un’evidente crisi personale nel ricoprire un ruolo così rilevante come il Pontefice della Santa Sede. Qui il rapporto sta invece in una regista che, con il ricovero della madre in ospedale, non riesce a focalizzarsi completamente sul lavoro, si deconcentra, commette degli errori, tanto che in una scena del film Margherita attacca i suoi dipendenti affermando che “Il regista è uno stronzo a cui voi permettete di fare tutto!”. Il privato influisce sul pubblico, così come la realtà incide sulla finzione, grazie alla tecnica, già usata ne Il Caimano, di portarci dietro le quinte e mostrarci le difficoltà tecniche nella realizzazione di un film. Oltre al tema della perdita (trattato con la delicatezza tipica del cinema di Nanni Moretti), non mancano le scene esilaranti, con un fantastico John Turturro che interpreta con espressività e ilarità il miliardario italo-americano che acquisisce lo stabilimento. Con Mia Madre si ride, ci si commuove, ma soprattutto, ci si rende conto di come sia difficile o addirittura impossibile rimanere immuni da film così autentici come questo. Grazie Nanni.

Voto: 4 su 5

Il trailer

L’incontro con il regista Nanni Moretti

parte 2

Qui le foto dell’incontro

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. kasabake ha detto:

    Straordinaria, una recensione straordinaria: misurata, attenta, non preda di facili entusiasmi ma virile nelle sue dichiarazioni.
    Ho appena visto il film, insieme ad alcuni studenti e mi ritrovo in pieno in quanto hai detto.
    Seguo Nanni Moretti praticamente da sempre, anche se le mie passioni sono principalmente per il cinema estero, statunitense e britannico per lo più, ma senza disdegnare l’asiatico (cinese, giapponese e coreano); questa mia scarsa considerazione del cinema italico è probabilmente il motivo per cui al contrario apprezzo costantemente Moretti ed il suo cinema, perché nel nostro panaroma resta una sorta di mosca bianca, con un rigore ed una lucidità affatto nostrane, specie quando tocca temi a rischio melò come la morte e la malattia, con un ironia affatto romanesca ed infine una suintassi che sembra uscire più dalla nouvelle vague francese di qualche decennio fa che non dal post-romantcismo di Scola ed altri epigoni felliniani.
    Ti leggo sempre volentieri.

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    1. Riccardo227 ha detto:

      Grazie mille! Ci fa davvero piacere leggere queste belle considerazioni. Ho avuto la possibilità di seguire il dibattito con lui (a breve il video). Sono occasioni da non perdere, perché comprendi meglio il significato complessivo del film. Lui è un gran signore. Ora aspetto gli altri due in Concorso a Cannes. Complimenti anche a te per il blog. Davvero bello! 🙂

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  2. kasabake ha detto:

    Grazie a te per le considerazioni, davvero.
    Attendo con piacere l’arrivi del video, come per altro ogni vostra novità.

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