Recensione: Everest

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Genere: Drammatico

Regia: Baltasar Kormákur

Cast: Josh Brolin, Jason Clarke, John Hawkes, Robin Wright, Emily Watson, Jake Gyllenhaal

Durata: 121 min.

Distribuzione: Universal Pictures

Everest, film che ha aperto ufficialmente le danze alla 72º Mostra del cinema di Venezia, racconta le vicende di alcun scalatori alle prese con la dura impresa di raggiungere una delle vette piu alte del mondo. Dagli Stati Uniti, il gruppo di alpinisti, grazie all’azienda Adventure Consultants, giunge sul luogo di partenza (situato tra la Cina e il Nepal) con la consapevolezza che non sarà per nulla una passeggiata, ma il desiderio di scrivere la storia e di lasciare un segno indelebile sull’estremità del monte Everest spinge i protagonisti a mettere da parte le paure per lasciare spazio all’orgoglio. Tuttavia la natura si rivelerà imprevedibile e spietata, mettendo a dura prova il corpo e la mente di ciascuno di loro.

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Baltasar Kormákur, regista di Contraband e Cani Sciolti, firma un lavoro minuzioso sotto l’aspetto tecnico-formale, regalando al pubblico un’opera studiata per emozionare. Lo spettatore per alcuni istanti ha avuto l’impressione di essere davvero in cima a quella affascinante (e diabolica) montagna, faticando quasi allo stesso modo come i protagonisti e rischiando (simbolicamente) la vita nell’effettuare quella scalata, mischiando allo stesso tempo sensazioni di pura tensione con condizioni di paura e di dolore. Il 3D, spesso usato come ornamento aggiuntivo senza pensare all’uso effettivo della tecnica all’interno del film, risulta essere funzionale al contesto entro cui si svolge la storia, applicandolo soprattutto nei campi lunghi per enfatizzare la profondità che si viene a creare all’interno dell’ambientazione circostante. Il contrasto tra i colori nella fotografia rende ancora più realistico il film, creando quel momento in cui, per un attimo, la neve sembra davvero (metaforicamente) sfiorarci. Il resto (sceneggiatura e recitazione) purtroppo ha affievolito la qualità complessiva di Everest, con alcuni dialoghi sottotono e con una mancanca di approfondimento dei personaggi, i quali vengono presentati solo nella prima parte solo sotto l’aspetto delle relazioni familiari e delle amicizie, mentre in alcuni casi vengono resi in maniera del tutto sbrigativa. Everest è dunque un’occasione sfumata? Assolutamente no. Tuttavia l’impressione è che il film si sia fermato nella tappa che precede la vetta, mostrando un esercizio di stile del regista mancando, nel complesso, di un’adeguata focalizzazione emotiva dei personaggi.

Voto: 3 su 5

Il trailer

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