Recensione: Rabin, The Last Day

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Genere: Drammatico

Regia: Amos Gitai

Cast: Ischac Hiskiya, Pini Mitelman, Michael Warshaviak, Einat Weizman, Rotem Keinan

Durata: 153 min

 

L’ultimo film di Amos Gitai racconta gli ultimi attimi del Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin, assassinato in circostante incredibili il 4 novembre 1995 subito dopo una manifestazione. Il colpevole di questo attentato è un giovane studente universitario di estrema destra, il quale, senza che servizi segreti e polizia se ne accorgessero, si era posizionato nel luogo dell’incidente in maniera del tutto tranquilla e senza destare sospetti.

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Rabin, The Last Day, oltre a ricostruire passo per passo l’iter giudiziaria del processo, nel quale sono stati ascoltati testimoni e addetti alla sicurezza, è un atto di accusa a Israele per ciò che è diventata e per ciò che doveva essere. In seguito al trattato di Oslo, la Cisgiordania poteva costituire un luogo simbolico di conciliazione di diverse culture, dove la Democrazia poteva formare una società civile vaccinata da quelle malattie come l’odio, la discriminazione del diverso e la sete di potere. E quale migliore occasione per sperimentare questo processo di integrazione se non quella di Israele e la Palestina, da tempo in conflitto in nome di una religione che dovrebbe essere la soluzione e non il mezzo do queste infinite scontri. Rabin, Premio Nobel per la pace, ha visto contrapporsi una società che, spinta dalla paura alimentata dai fondamentalismi religiosi e da alcuni partiti politici nazionalisti (qui l’attacco di Gitai a Benjamin Netanyahu, l’odierno primo ministro israeliano è palese), non ha fatto altro che isolarlo, impedendo così sia il progresso dello Stato, sia il processo di pace che in quegli anni le due popolazioni stavano ottenendo. Gitai non commette l’errore di accusare la storia con congetture od opinioni fuorvianti, ma al contrario mette lo spettatore di fronte alla (dura) realtà dei fatti. Le varie dichiarazioni dei testimoni evidenziano (oltre alla completa disorganizzazione nella gestione dell’incolumità del Premier) l’assoluta colpevolezza delle istituzioni e della popolazione, che da vittime di un’ingiustizia come la Shoah sono (indirettamente) divenuti carnefici di un atto che ha cambiato il flusso degli eventi in Cisgiordania. Il film di Gitai tuttavia poteva essere notevolmente alleggerito, tralasciando alcune parti che sembravano essere troppo ripetitive dal punto di vista narrativo. Resta comunque una buona prova del regista, che ha cercato con questa pellicola di preservare la memoria storica di un politico che ha saputo mettere in primo piano il bene del popolo rispetto all’egoismo di alcuni.

Voto: 3 su 5

Clip da Venezia 72

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