Far East Film Festival 2016: le anticipazioni

The Inerasable

Torna a Udine il Far East Film Festival, il festival del cinema orientale. Molte le pellicole in programma nella città friulana dal 22 al 30 aprile, che da molti anni propone un cinema inedito, suggestivo e affascinante, trascinandoci in una cultura lontana dai canoni occidentali ma che hanno scritto pagine importanti nella storia del cinema. Tra gli argomenti caldi che verranno trattati in questa 18° edizione, Il #FEFF mostrerà sugli schermi le due facce del pianeta Hong Kong: quella di ieri, universalmente rappresentata dal cinema di arti marziali, e quella di domani, rappresentata dai registi della scena indipendente. Due facce che si guarderanno intensamente, grazie agli attesissimi restauri 4K delle pietre miliari di Bruce Lee (in anteprima assoluta) e con uno dei titoli più controversi e discussi degli ultimi anni: l’opera collettiva Ten Years, firmata dai cinque giovani filmmaker Zune Kwok, Fei-Pang Wong, Jevons Au, Kwun-Wai Chow e Ka-Leung Ng.


 

Anticipazioni sui film. Tra le altre pellicole che si potrà visionare a Udine, The Inerasable far_east_poster(Indelebile), nuovo capitolo della gloriosa epopea J-Horror di uno dei registi visionari del cinema giapponese: Nakamura Yoshihiro. Già presente nelle precedenti edizioni del #FEFF (con titoli del calibro di The Glorious Team BatistaFish StoryGolden SlumberThe Triumphant General Rouge, fino ai più recenti See You Tomorrow, Everyone e The Snow with Murder Case),  Nakamura – anche sceneggiatore dello splendido horror Dark Water diretto da Nakata Hideo – traduce questa volta in immagini le buie parole di un una best-selling horror novel: Zange di Ono Fuyumi. The Inerasable – ritorno di Nakamura all’horror dopo circa 10 anni – comincia con una lettera: la riceve una scrittrice, una vera e propria stella della letteratura mystery, scoprendo che una donna si è messa a indagare su una stranissima catena di suicidi. Cosa si nasconde dietro a queste morti? E queste morti come si collegano all’attività della scrittrice? L’enigma s’infittisce fino a quando, piano piano, viene a galla la verità.


La seconda chicca del festival è Three Stories of Love di Hashiguchi Ryosuke. Uscito in Giappone lo scorso novembre, il film appare subito – nei suoi 140 minuti – una lucidissima (e meravigliosa) indagine sentimentale costruita con un meccanismo narrativo quasi altmaniano. Sull’asfalto ruvido delle strade metropolitane, sotto i ponti e nelle periferie urbane, tre “personaggi in cerca d’amore” sono impegnati in una lotta quotidiana constante. Il risultato è un mosaico di tre storie che raccontano la passione nelle sue declinazioni più universali e dolorose (un uomo distrutto dall’assassinio della moglie, un avvocato gay che ama non riamato, una casalinga trascurata dal marito). Tre storie che si sfiorano e una tessitura geometrica che rivela tutta l’abilità di Hashiguchi Ryosuke, classe 1962, collezionista di premi e di talenti (oltre ad essere il regista di film ben impressi nella memoria, i cult All Around Us del 2008 e Hush! del 2001, è anche sceneggiatore, attore e romanziere).


Tra le ultime anticipazioni, l’ultimo lavoro del maestro giapponese Kiyoshi Kurosawa  Creepy. Il regista ha fatto dell’horror giapponese (J-horror) uno degli elementi indiscussi del suo stile cinematografico, grazie a Cure nel 1997 e da Kairo nel 2001. Oltre ad essere un autore capace nella contaminazione tra generi, amatissimo dal pubblico e anche dalla critica (pensiamo al memorabile Tokyo Sonata o al più recente Journey to the Shore, entrambi premiati a Cannes), Kurosawa torna alle radici dell’horror raccontando la storia di Takakura, un ex detective richiamato da un collega per indagare sulla scomparsa di una famiglia. Ma questo è solo il primo di una serie di misteri, abilmente moltiplicati dallo script, ed è anche l’unico che citiamo, per evitare qualunque spoiler e la giusta ira degli spettatori. Basti sapere che i segni distintivi della “paura secondo Kurosawa” ci sono davvero tutti: dall’atmosfera ipnotica allo scavo crudele nei meandri dell’animo umano.


 

Sammo

Gli ospiti. Dopo Joe Hisaishi e Jackie Chan, a Udine sarà presente un altro gigante del cinema asiatico: Sammo Hung, attore, regista e coreografo action che, nel corso dei decenni, ha saputo rivoluzionare indelebilmente il segno visivo delle arti marziali. L’icona hongkonghese parteciperà alla serata di chiusura del Far East Film Festival del 30 aprile presentando The Bodyguard, l’action thriller che lo vede protagonista davanti e dietro la macchina da presa. Il #FEFF18 renderà omaggio al suo straordinario percorso artistico (iniziato a undici anni!) consegnandogli il Gelso d’Oro alla carriera. Una carriera segnata dalla sperimentazione, davvero instancabile, e dall’altrettanto instancabile capacità di muoversi attraverso i generi. Amico e compagno d’avventura di Jackie Chan, fin dai tempi della China Drama Academy, Sammo ha lavorato con star del calibro di Bruce Lee, Yuen BiaoJet Li, Andy Lau. Il pubblico occidentale lo ha conosciuto in particolare durante la realizzazione del telefilm Più forte ragazzi (senza dimenticare, ovviamente, la partecipazione a Walker Texas Ranger, la serie cult con Chuck Norris).

In The Bodyguard, che il FEFF presenterà come International Festival PremiereSammo veste i panni di una guardia del corpo in pensione che si ritira a vivere in un piccolo paesino al confine tra Cina e Russia. Lì stringe amicizia con una giovane ragazza che, per colpa del padre (interpretato da Andy Lau), viene presa di mira dalla malavita locale. E quando la ragazza e il genitore svaniscono, l’ex bodyguard non si fermerà di fronte a niente e a nessuno pur di salvarli… Tensione, adrenalina, superbi combattimenti di martial arts (basterebbe citare i tre Ip Man, tutti presentati al FEFF) e, a seconda della necessità, qualche grammo o qualche tonnellata di umorismo: ecco la ricetta che ha reso inconfondibile la griffe di Sammo e mitico il suo nome, garantendogli un posto d’onore nell’Olimpo asiatico.

 

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