Recensione: Fiore

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Genere: Drammatico

Regia: Claudio Giovannesi

Cast: Daphne Scoccia, Josciua Algeri, Laura Vasiliu, Aniello Arena, Gessica Giulianelli, Klea Marku, Francesca Riso, Valerio Mastandrea

Durata: 110 min.

Distribuzione: Bim Distribuzione

 

 

 

Dafne è una ragazzina costretta a crescere in fretta. Sfida giornalmente le leggi rubando oggetti di valore e rivendendoli al migliore offerente. Un giorno però prende di mira la persona sbagliata, che non ci sta e che comincia a seguirla per le strade di Roma. Viene acciuffata dalla polizia e spedita in riformatorio per scontare un anno a causa di quella rapina andata male. Lì le regole devono essere rispettate, e Dafne lo sa bene. Vuole uscire, vivere l’adolescenza senza alcun freno imposto dall’alto. Purtroppo, però, deve accettare la realtà e condividere con le persone intorno a sé ogni centimetro messo a disposizione dalle guardie del carcere minorile, seppur con grande sforzo ed estrema difficoltà. Solo un ragazzo, un giovane di nome Josh, sembra affievolire il peso della cella e rendere la permanenza di Dafne più vivace e pacifica.

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Fiore è un film che rimane impresso nella mente per come vengono trattati dei determinati temi, a volte non seriamente raccontati dal mondo del cinema. Ci si dimentica delle periferie abbandonate a se stesse (mostrate con audacia dall’ultimo film di Caligari), come ci si dimentica del carcere e in particolare di quello dei minori. Qui Claudio Giovannesi mostra attraverso l’immagine quella realtà, e lo fa con accuratezza senza renderla prolissa nel contenuto. Il personaggio di Dafne viene rappresentato nella sua complessità come una ragazza lasciata sola, senza qualcuno che possa difenderla dal mondo esterno. In molte scene questa cosa viene marcata, o dal fatto che il padre, per via dei problemi con la giustizia, di rado riesce ad andarla a trovare negli orari di visita, oppure quando la ragazza spesso è costretta a tornarsene in cella senza aver sentito la voce di qualcuno di vicino negli orari dedicati alle chiamate dei parenti. In tutto questo Dafne è dipinta come una ragazza ribelle, ma allo stesso tempo ferita da colpi che sono difficili da risanare. Quel poco che rimane sono il genitore, interpretato magistralmente da Valerio Mastandrea e che cerca in qualche modo di riavvicinarsi a lei, seppur con i limiti giudiziari, e Josh, incontrato tra un’ora d’aria e l’altra e con il quale ha instaurato un rapporto di confidenza, di amicizia, e poi successivamente di amore. Una volta tolti dalla sua vita, la ragazza si trova a dover sopravvivere in una società che l’ha ormai etichettata e marchiata come una ragazza da emarginare e da tenere lontana dalla gente per bene. Un caso irrecuperabile, insomma. In tutto ciò la regia di Giovannesi riesce a dare maggior forza alla storia con inquadrature interne che mostrano la chiusura e il soffocamento dei personaggi all’interno del riformatorio, curate dalla fotografia di Ciprì che riesce a dare profondità e cura all’immagine e alla messa in scena.

Voto: 3 su 5

Il Trailer

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