Recensione: The Legend of Tarzan

legend_tarzanGenere: Avventura

Regia: David Yates

Cast: Alexander Skarsgård, Samuel L. Jackson, Christoph Waltz, Margot Robbie, Djimon Hounsou

Durata: 109 min.

Distribuzione: Warner Bros.

 

 

 

Lord Greystoke vive nella sua immensa e sontuosa villa di Londra assieme a sua moglie, Jane. Raccontano le loro avventure nella giungla incontaminata, svelando cosa sta dietro la leggenda di Tarzan, l’uomo che ha vissuto accanto alle scimmie lontano dalla civiltà. Quel passato si è ormai trasformato in mito, e John lo ha accettato. Tuttavia la richiesta del governo britannico di accertare le politiche di Leopoldo II in Congo (dalle accuse di schiavitù ai debiti riscontrati del re nella gestione del territorio africano), lo spingerà, assieme alla sua amata, a tornare in Africa, nel posto dove lui è nato ma che ha cercato di dimenticare. Lì troverà la sua vecchia famiglia, ma molti nemici attenderanno il suo arrivo.

The Legend of Tarzan

David Yates, regista degli ultimi due capitoli di Harry Potter e del prossimo spin-off Animali fantastici e dove trovarli, con The Legend of Tarzan ha voluto raccontare la storia del celebre personaggio di  Edgar Rice Burroughs con una chiave diversa da come sono stati affrontati in altre occasioni. Il film infatti non parte in maniera lineare dall’infanzia per poi passare all’età adulta, ma al contrario ci porta già con Greystoke nella fase “conclusiva” della sua evoluzione antropologica. Il passaggio dall’istinto di Tarzan alla ragione di John è dunque già avvenuto, dal momento che l’uomo è sposato già con Jane, vive a Londra nella ricchezza e nella pace più assoluta, lontano dal mondo selvaggio, spietato e imprevedibile che ha sempre contraddistinto la natura. Quello che tuttavia accade nella pellicola è una sorta di passaggio inverso, un ritorno alle origini, rappresentato dal viaggio che intraprende il protagonista verso il Congo,  come è accaduto nell’opera di Joseph Conrad “Cuore di tenebra” (e raccontato in chiave contemporanea nel film di Coppola Apocalypse Now), dove la parte repressa che ogni uomo contiene, al contatto con la natura in qualche modo si libera travolgendo quella raziocinante sviluppata nel corso del ciclo evolutivo. Non si sta di certo paragonando questo film ai capolavori citati (perché di capolavori si sta parlando). Il film poteva prendere due direzioni precise: raccontare per l’appunto questa transizione oppure mostrare più da vicino l’aspetto storico dello sfruttamento coloniale attuato dall’intera Europa verso il continente africano (visto che già dalle prime battute il film voleva fondarsi su alcuni dati reali su quello che è successo in Congo). Il risultato è stato invece ambiguo, confusionario, cercando di dare un contentino un po’ da una e dall’altra parte. La sceneggiatura rappresenta infatti la falla principale (e non è l’unica), con delle scelte di dialoghi piuttosto approssimativi e salti di trama evidenti. In più i personaggi stessi non sono stati curati come si dovrebbe in film di questo tipo, dove l’aspetto emotivo e psicologico dovrebbe rappresentare la vera colonna portante di tutta la pellicola. Anche la gestione del cattivo, interpretato da Christoph Waltz, seppur rappresenta il male minore (notevole la sua mania dell’ordine e della perfezione), non viene rappresentato con il giusto carisma che spesso ha caratterizzato i suoi personaggi precedenti. Ultima pecca riguarda l’aspetto scenografico. L’uso della computer grafica ha spesso l’effetto, se non curato come si dovrebbe, di non ottenere realismo all’interno della scena se si tratta di film di avventura o di opere non vicine alla fantascienza. L’effetto collaterale di irrealismo qui è presente, segno che questo aspetto in molte sequenze (non il tutte) non è stato curato in maniera efficace. Nel complesso, The Legend of Tarzan rappresenta l’archetipo di come una buona idea alla base non si trasformi spesso in un film eccellente. Detto in parole povere, un bell’incantesimo di memoria non guasterebbe per dimenticarsi di questo piccolo passo falso di Yates.

Voto: 2 su 5

Il trailer

 

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