Recensione: Suicide Squad

suicide_squadGenere: Azione

Regia: David Ayer

Cast: Jared Leto, Ben Affleck, Will Smith, Margot Robbie, Joel Kinnaman, Jai Courtney, Adam Beach, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Jay Hernandez, Karen Fukuhara, Scott Eastwood, Cara Delevingne, Viola Davis

Durata: 130 min.

Distribuzione: Warner Bros.

 

 

Superman non c’è più. Dopo la battaglia a dir poco epica a Gotham in compagnia del Cavaliere Oscuro e della magnifica Wonder Woman, il governo americano comprende che guardare dalla finestra mentre gli altri fanno il lavoro sporco non è più sostenibile. È necessario creare una squadra speciale, un team di metaumani che possa intervenire al posto giusto al momento giusto come un esercito addestrato per uccidere e sacrificarsi per la causa. E se il prossimo Superman non condividesse i nostri valori, puntando la sua vera forza verso di noi anziché al vero nemico? Dubbi assolutamente legittimi, soprattutto in un clima di impotenza e di instabilità che il mondo sta vivendo in questi anni. Tuttavia una soluzione concreta e attuabile nell’immediato c’è , e l’ha in mano Amanda Waller, agente governativa senza scrupoli, come lo sono i suoi scagnozzi, i criminali sotto stretta sorveglianza dal Governo in un carcere conosciuto solo dagli addetti ai lavori: la sexy psichiatra Harley Quinn, il cecchino dalla mira infallibile Deadshot, il focoso El Diablo, il ladro di gioielli Capitan Boomerang, il mutante dalla pelle squamosa Killer Croc e il mercenario Slipknot.

suicide squad

Suicide Squad è il nuovo, atteso cinecomic targato DC Comics. Dopo Batman vs Superman, film stroncato sia dal pubblico che dalla critica, questa volta i protagonisti sono i cattivi, quelli che gli eroi sono soliti combattere. Molto è stato detto su questo film, soprattutto dalle brume battute uscite nelle testate americane, che hanno sdefinito il film di David Ayer un altro buco nell’acqua della Warner dopo il blockbuster con protagonisti l’Uomo d’Acciaio e il Cavaliere Oscuro. Questa volta il pubblico non sembra aver ascoltato le opinioni dei critici, a differenza di quello che è successo nel primo caso con BvS. Il film complessivamente funziona, a differenza di quanto gli apocalittici del cinema hanno dichiarato. Diverte, cerca di strizzare l’occhio ai cugini della Marvel con dello humour sottile che viene bilanciato con delle scene d’azione particolarmente efficaci. Quello che tuttavia non funzione è tutto il resto, a partire dalla storia. Si sa che spesso la diatriba tra la produzione e il regista è spesso accesa quando si parla di film come questi, e mettere d’accordo tutti è quasi sempre un’utopia. Qui però si nota come manchi un’idea complessiva su come mettere in scena la storia. Il risultato si vede soprattutto su alcune sequenze che sono state troppo smorzate in post produzione dalle scelte radicali nella fase di montaggio, mentre in realtà l’obiettivo di quest’ultimo dovrebbe essere quello di dare il più possibile linearità. Lo stesso vale nella parte introduttiva, dove i personaggi sono presentati in un insieme di brevi clip che presentano i curriculum vitae (o meglio, il curriculum dei reati commessi) dei criminali che prenderanno parte alla storia. Inserire di colpo l’intera storia di ognuno di loro da l’impressione di mettere troppa carne al fuoco, con il rischio poi di non approfondire abbastanza le caratteristiche interiori di ciascun protagonista. La difficoltà di film corali come questi è quello di mettere in secondo piano la maggior parte degli eroi presenti in scena, e Suicide Squad non rappresenta l’eccezione alla regola. Solo alcuni, da Deadshot a El Diablo, sono davvero messi in evidenza in ogni loro aspetto, da quello affettivo a quello relativo agli errori commessi prima che la chiave della cella venisse buttata via per molto tempo. Altri invece, a partire dallo spietato Killer Croc non si vedono affatto se non durante l’entrata in azione nel campo di battaglia. L’unico personaggio che ha davvero lasciato il segno si chiama Harley Quinn, con una Margot Robbie assolutamente perfetta nella parte in ogni sua sfumatura. Una donna enigmatica,  folgorante (non a caso nella scena del reclutamento sono tutti ammaliati dal suo incredibile fascino e dai suoi vestiti provocanti al punto giusto) ma soprattutto vittima della sua follia e dell’amore che ha per il boss dei boss di Gotham: Joker. Alcune parole per il personaggio più rappresentativo è conosciuto del mondo DC sono d’obbligo, soprattutto per l’attesa e per la traccia indelebile che è stata lasciata dal suo predecessore. Il protagonista interpretato da Jared Leto non è stato convincente come ci si aspettava. In parte vittima dei tagli di montaggio, il folle personaggio con la sua storia raccontata dai suoi innumerevoli tatuaggi, sembra più vicino a uno dei padrini che abitano la città di Gotham anziché essere uno spietato esperto del terrore, per non intaccare quello creato da Nolan. Il Joker di Leto è dunque difficile da decifrare visto il poco spazio lasciato all’interno della storia. Valutarne l’efficacia non sarebbe giusto, ma si sapeva che sarebbe partito da uno svantaggio incolmabile sulla carta vista l’interpretazione di Heath Ledger. Jared Leto ha saputo comunque dare un tocco esclusivo al suo Joker, dall’espressività alla presentazione sulla scena, dal l’abbigliamento ai comportamenti durante le poche comparsate sul film. Il resto è comunque di buon livello, dalla regia di David Ayer, dinamica, ritmata, che colpisce soprattutto nelle fasi più intense e adrenalitiche, alla colonna sonora da pelle d’oca, con le canzoni che hanno segnato ogni epoca musicale, dal rock dei Queen passando poi al rap di Eminem. Interessante anche il vero villain di questo lungometraggio, interpretato dalla talentuosa Viola Davis, che mostra come non tutti sono immuni di fronte ad atti criminosi e lontani dalla purezza di uno Stato che, pur di proteggere il popolo, è pronta a qualsiasi mezzo pur di raggiungere lo scopo. 

Voto: 3 su 5

Il trailer

 

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