Recensione: In Dubious Battle


Genere: Drammatico

Regia:  James Franco

Cast: Selena Gomez, Vincent D’Onofrio, Robert Duvall, Ed Harris, Bryan Cranston

Durata 110 min.

La grande depressione del 1929 è stato uno dei periodi che la storia degli Stati Uniti difficilmente dimentica. Prima della crisi del 2007, la caduta di Wall Street a cavallo degli  anni ’30 ha sconvolto milioni di americani. Il primo anello a infrangersi è quello più debole. Nello specifico, a subire gli esiti di questo fenomeno sono le classi meno abbienti (operai, contadini…), che si trovano ad affrontare di punto in bianco un futuro delicato e incerto. James Franco con In Dubious Battle torna dietro la macchina da presa adattando il romanzo “La battaglia” di John Steinbeck, mostrando i primi passi e i primi focolai che porteranno alle rivoluzioni sindacali contro la legge del “padrone”.

Nella storia, per l’appunto, il proprietario dell’impresa agricola decide di decurtare lo stipendio orario si lavoratori da 2 a 1 dollari per fronteggiare l’aumento dei costi e, di conseguenza, avere maggiori ricavi sulle proprie vendite. L’arrivo di Jim, un giovane ragazzo alla ricerca di fortuna, avviene durante una delle prime reazioni dei braccianti, che con quel salario non riescono a provvedere a una adeguata sussistenza. Jim conosce Mac, protagonista attivo nella lotta per i diritti fondamentali del lavoro, e da lì prende coscienza di un progetto comune che tuteli la dignità e il rispetto dei lavoratori. Queste persone, come spesso sottolineano i protagonisti, contribuiscono al mantenimento dell’azienda. La crisi economica diventa quindi l’emblema della coesione sociale, che tralascia il valore finanziario del lavoro nel sistema capitalistico. James Franco qui dimostra una maturità crescente nel trattare tematiche così spinose, soprattuto in un territorio particolarmente ostile a questi argomenti come quello statunitense, basato sull’individualismo come unico sistema possibile. Nonostante ciò, nella seconda parte, la pellicola sembra mollare il filo del discorso,arrivando a un finale superficiale, idealistico che è lontano da quanto focalizzato fino ad ora. Il buonismo è un’arma a doppio taglio, e questo film risente i colpi a causa di scelte che potevano essere ponderate meglio per creare una logica narrativa coerente, soprattuto in merito alla società americana che da tempo si trova senza tutele sindacali concrete nei confronti dei lavoratori. In dubious battle pecca di coraggio, ma non mancano i momenti di riflessione che segnano una vicinanza di condizioni tra quelle del 1929 e quelle odierne. La domanda posta è chiara: può il valore di un gruppo sconfiggere l’interesse del singolo?

Voto: 3 su 5

Il trailer

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! Il mio film preferito di James Franco è questo: https://wwayne.wordpress.com/2016/09/03/io-e-valeria/. L’hai visto?

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    1. Riccardo Lo Re ha detto:

      Ciao! Sì. Non mi fece molto impazzire ma condivido il tuo ragionamento nella recensione! 😀

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      1. wwayne ha detto:

        Non sei il primo a dirmi che ho sopravvalutato questo film. Può darsi che dipenda dal fatto che, come avrai intuito dal post, mi sono rivisto moltissimo nelle vicende narrate. Grazie per la risposta! 🙂

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      2. Riccardo Lo Re ha detto:

        Ma vah. Anzi, è normale che uno veda il film con occhi diversi. Il film ha un buonissimo input, ma pecca di moltissimi elementi. Qui la mia recensione. https://quisiparladicinema.wordpress.com/2015/04/09/recensione-third-person/

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      3. wwayne ha detto:

        Corro a leggere (e a commentare, ça va sans dire). 🙂

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