Film

Recensione: Jackie

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Genere: Biografico

Regia:  Pablo Larrain

Cast: Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig, Max Casella, Beth Grant

Durata: 95 min.

Distribuzione: Lucky Red

Sono passati pochi giorni dal terribile attentato a Dallas del 22 novembre 1963. Alle 11 i Kennedy sfilavano per la città a bordo di una decappottabile, la Lincoln Continental. Lee Harvey Oswald era lì che attendeva il momento giusto per premere il grilletto. Il resto, si sa, è storia. Hollywood ha prodotto dozzine, dozzine di film dedicati a John Fitzgerald Kennedy (da JFK a Parkland, passando per la serie The Kennedys), ma mai si è cercato di narrare il tragico evento del ’63 da un altro punto di vista. Spesso era quello del Presidente, nel quale si mostrava le attività svolte e le politiche intraprese in ambito di politica estera. Questa volta, l’occhio è quello di Jackie Kennedy, la first lady che vide il corpo del marito spegnersi con il colpo del fucile dell’ex militare.

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Uno sguardo insolito, inedito quello proposto da Pablo Larrain, che firma il suo primo lungometraggio in suolo statunitense dopo i successi di No – I giorni dell’arcobaleno, Tony Manero, El Club e Neruda. In questo film si può notare un personaggio dal doppio volto. Natalie Portman, che interpreta la parte di Jackie, ci presenta due first lady che viaggiano su binari opposti. Una donna raffinata, istituzionale, che accompagna il marito nelle cerimonie importanti, ma anche una donna vanitosa, estremamente egocentrica che vuole avere il mondo intero che la osservi in ogni suo aspetto. Non a caso i media dell’epoca, che nel film vengono rappresentati attraverso l’uso del bianco e nero, per la prima volta si introducono all’interno della Casa Bianca, che per il mandato di JFK subì notevoli cambiamenti di stile per mezzo della mano elegante della moglie. Natalie “Jackie” Portman ci porta nelle stanze del palazzo più potente al mondo mostrando al pubblico la magnificenza delle sue gesta. “L’ho fatto per il popolo americano” afferma la protagonista, ma la verità è un’altra. Come la televisione ha cercato di immergersi in un luogo sconosciuto fino a quel momento, la lente delle telecamera di Larrain ha voluto in qualche modo scoprire la parte nascosta e autentica della protagonista, lontana dai riflettori, dai concerti e dalle serate di gala in compagnia del marito.

L’attrice incarna alla perfezione il suo personaggio, trasmettendo sensazioni completamente opposte. Jacqueline in questo film si ama e allo stesso tempo si odia. Si ama la sua veste esteriore, la sua perfezione e la sua identità forte, non secondaria rispetto a quella del Presidente (solo alla fine della trasmissione si vede Kennedy prendere parte al programma). Si odia invece quello che c’è sotto, i retroscena che si vedono durante l’intervista (basata su finzione) al giornalista Theodore White della rivista Life che l’ha ricevuta per alcune dichiarazioni l’indomani dei vistosi, quasi religiosi, funerali del marito. Pablo Larrain è riuscito a creare un film completo di storia e romanzo. Ci sono i fatti, dalla terribile uccisione alla proclamazione di Lyndon Johnson come Presidente, e c’è la parte di finzione con i dialoghi della protagonista alle persone più strette, dal cognato Bob ai figli che non rivedranno più suo padre. Il risultato è una donna fragile, che ha subito la presidenza in ogni suo insieme (con un piccolo accenno al tradimento del marito), ma anche un personaggio distaccato, finto, con l’impressione che alcune azioni compiute dalla protagonista siano dovute più a una scelta di facciata piuttosto che a delle reali intenzioni di commemorare il consorte.

Voto: 4 su 5

Il trailer:

Clip:

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