Recensione: The Bad Batch

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Genere: Horror

Regia:  Ana Lily Amirpour

Cast: Jason Momoa, Keanu Reeves, Jim Carrey, Suki Waterhouse, Diego Luna

Durata: 115 min.

 

Quando si pensa all’apocalisse, spesso si cerca di dare un’impronta il più possibile surreale. Ci si riferisce alle fiamme che aggrediscono lo schermo con il loro rosso intenso (come in Dracula di Francis Ford Coppola), o all’oscurità che invade piano piano la scena, con buona pace dei personaggi che assistono alla fine del mondo. Da Mad Max in avanti (non solo quello recente), questi temi hanno sempre più assunto l’impronta della quotidianità e del realismo (certo, un uomo che suona una chitarra che sputa fuoco non è sicuramente un comportamento naturale, tuttavia il contesto che ruota attorno al film di Miller è un forte rimando all’attualità). Chiedetelo ad Arlen, la protagonista del film The Bad Batch. Come il povero Max, la ragazza – modella senza alcuna spiegazione viene catapultata in questo mondo senza vita al di fuori del Texas. Oggetti a disposizione: un sandwich. Da qui in poi, l’inferno (o la dura realtà, per essere oggettivi) si incarna in un gruppo di uomini che, a bordo di una golf cart, cattura la povera superstite portandola in un villaggio di cannibali, dove finalmente avranno a disposizione della carne fresca da assaporare (Refn magister docet 😉 ).

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Il film di Ana Lily Amirpour rappresenta la dimostrazione filmica di come l’idea iniziale davvero originale si trasformi in un’opera piatta e priva di spunti degni di nota. Le tematiche che vengono accennate sono onorevoli e rilevanti, se si pensa alla realtà che ci circonda in questi ultimi anni, dalla frontiera, che dal Texas porta a questo carcere all’aria aperta con all’interno cittadini diseredati e privi di diritti, al duro conflitto tra poveri, che in questo caso si trasforma in due fazioni tra loro contrastanti. Bisogna dire che è interessante l’interpretazione dispotica della regista, su questa contrapposizione folle tra i cannibali, se così possiamo definirli, e gli abitanti di Comfort, gente altrettanto fuori dal comune e comandata da un guru con le fattezze di un protettore, ma senza la fissazione della carne umana. Compare anche il nervo scoperto dell’immigrazione, con la cacciata di questi esiliati fuori dai confini americani. I volti non si vedono, ma viene solamente mostrato la freddezza e la brutalità dei loro gesti, portando questi individui fuori confine senza sapere né i motivi né le cause scatenanti. Il sogno americano è fallito, quella è la porta, sembra suggerirci Ana Lily Amirpour nelle prime sequenze.  Il problema di tutto il film è che questi elementi non vengono minimamente affrontati nel migliore dei modi. Tutto viene solamente usato con lo scopo estetico di rappresentare la desolazione e la perdita di valori intorno ai personaggi. Osservare, e non raccontare, sembra essere il vero obiettivo dell’autrice. L’aspetto tecnico del film non è da discutere, con la presenza di movimenti di macchina lenti e di inquadrature fisse sugli sguardi e sui volti dei protagonisti, aiutati da una fotografia che gioca su lievi tonalità di colori ma con forti contrasti di chiaro e scuro. Tuttavia è la storia a non decollare, nonostante i primi dieci minuti di film scoppiettanti. La narrazione rimane piatta, monotona, e senza punti di svolta particolarmente significativi. Nemmeno la caratterizzazione dei personaggi del film, altrettanto superficiale con l’unica eccezione di quello di Suki Waterhouse con una leggera evoluzione nella parte centrale della storia, giustificano un’assenza così evidente di una narrazione che spieghi a grandi linee le vicende che ruotano attorno alla “Bad Batch”. È come trovarsi di fronte a una confezione accurata e decorata e trovarci dentro il vuoto più assoluto. Questo è complessivamente il risultato del film di Amirpour. The Bad Batch poteva essere un lungometraggio distopico alternativo a quello che si è già visto in questi anni, con la camera puntata sul mondo odierno e con una storia e dei personaggi accattivanti. Un’occasione persa, purtroppo.

 

Voto: 2 su 5

 

Il trailer

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