Recensione: La La Land

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Genere: Musical

Regista: Damien Chazelle

Cast: Ryan Gosling, Emma Stone, J. K. Simmons

Musiche: Justin Hurwitz

Durata: 126 min.

Distribuzione: 01 Distribution

 

 

Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, La La Land, l’opera seconda di Damien Chazelle, si rivela all’altezza delle pur alte aspettative, dopo l’esordio felicissimo con Whiplash. Al buon J.K. Simmons viene lasciato un breve (seppur risonante) cameo nel ruolo di un proprietario di locali, appannato eco dell’antecedente. Il lungometraggio musicale racconta l’incontro tra due esistenze nel fiore della giovinezza, accomunate dal germoglio di una speranza di successo nelle arti performative: Mia (Emma Stone) è una aspirante attrice, alle prese con continui provini e relativi fallimenti, mentre Sebastian (Ryan Gosling) è un pianista jazz intensamente innamorato delle sue radici musicali, restio ad abbracciare una visione più commerciale eppure apparentemente più realizzabile di carriera nel mondo del jazz contemporaneo, sempre più distaccato dagli illustri predecessori di cui il protagonista conserva avidamente i feticci.

Quello che più colpisce di La La Land è proprio questa dimensione di riflesso, o meglio di collegamento fra due epoche del cinema occidentale: una dimensione classica, che guarda al passato e alla gloria del musical anni Cinquanta con affettuosa nostalgia e che si sostanzia nell’inquadramento caratteriale di Sebastian e nel continui omaggi agli antenati del genere, mescolata ad una visione contemporanea del film musicale. Chazelle riesce nell’arduo compito di tracciare una nuova via, delineando i tratti del musical contemporaneo: punta alla semplicità estetica, non imponendo coreografie troppo complesse o vocalizzi eccessivamente manieristici, lasciando l’impressione allo spettatore di una nuova e fresca naturalezza concessa agli interpreti. Ryan Gosling e Emma Stone, premiata con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile (Amy Adams purtroppo ancora ingiustificatamente sorpassata) si rivelano due attori affiatati e coinvolti nel progetto. Dal punto di vista estetico Damien Chazelle conferma il suo amore per gli attori, evidenziato dall’insistenza del primissimo piano e del dettaglio sui protagonisti, a cui fa da controcanto l’utilizzo di campi lunghissimi nell’inquadramento dei paesaggi hollywoodiani.

Osservare un balletto in costumi che riecheggiano le mode anni Cinquanta e che termina su di un piano americano di Emma Stone mentre apre la portiera di una Prius può sembrare anacronistico, eppure è una sequenza che rende evidente l’intento del suo autore: riportare in vita un genere continuando a perseguire i canoni di un cinema autoriale (ottenuto comunque un budget molto più consistente che nel film precedente) e non ostacolando la ricerca di un’estetica rinnovata, ad esempio negli innesti musicali durante la narrazione, utilizzando vivacemente i canoni visivi della tradizione, come nella scena del ballo nel planetario.

I brani della colonna sonora, composti da Justin Hurwitz, rimangono impressi a lungo nella memoria per la bellezza e semplicità di esecuzione, mentre la pellicola scorre limpidamente, costituendo una nuova espressone del melodramma contemporaneo.

Voto: 4 su 5

Il trailer

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. the B project site ha detto:

    Tempo fa ho visto “Whiplash” e lo avevo trovato molto particolare e coinvolgente, anche per merito di Simmons. Ora sono curiosissima di recuperare quest’ultima pellicola del regista, anche per il fatto che lo hai dipinto come un’unione tra il film “alla vecchia maniera” e quello più fresco e moderno 🙂

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    1. Francesco Lughezzani ha detto:

      Grazie per il riscontro! Il connubio a livello estetico è particolarmente efficace. Fammi sapere cosa ne pensi, quando lo vedrai.

      Mi piace

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