Recensione: Cafè Society

53211Genere: Commedia

Regia:  Woody Allen

Cast: Kirsten Stewart, Steve Carell, Jesse Eisenberg, Blake Lively, Parker Posey

Distribuzione: Warner Bros.

Durata: 96 minuti

Amore, ambizione, successo, tradimento, religione, società, nostalgia; uno dei più longevi e prolifici cineasti dei nostri tempi, Woody Allen, torna dietro la macchina da presa con il nuovo lavoro “Café Society” e la fa battendo le consuete strade dell’ironia, dell’elegante critica, del cinismo raffinato. Bobby Dorfman, stanco di sgobbare nell’azienda di famiglia, nel Bronx, molla tutto per lanciarsi nell’imbellettato e scintillante mondo di Hollywood, desideroso di entrare nel mondo delle dive e delle grandi stelle del cinema. Dalla sua nessuna esperienza nel settore e un contatto: lo zio Phil, agente cinematografico di grande successo, assiduo frequentatore di feste e ricevimenti, prono ad accontentare desideri e capricci dello star-system. Phil per diverso tempo rimanda l’incontro con il nipote, intimamente convinto della sua inettitudine; dopo settimane di rinvii Phil assegna a Bobby l’umile lavoro di fattorino per le consegne e i lavoretti di basso cabotaggio. É il primo passo nel dorato mondo di Hollywood, nel quale sarà introdotto anche grazie a Vonny, segretaria dello zio, giovane disincantata e un po’ annoiata dagli eccessi e dal lusso galoppante del Sistema. 56495_pplMa l’Eldorado inseguito per molto tempo da Bobby è un mondo di sole apparenze e poca sostanza, che spingeranno il protagonista a tornare sui suoi passi, rientrare a New York ed aprire l’esclusivo nightclub “Café Society“. La luminosa ultima fatica di Allen, splendente nella fotografia e nelle ambientazioni (il premio Oscar Vittorio Storaro alla prima collaborazione con il regista) ci fagocita nel ritmo e negli scenari degli anni ’30 e lo fa a suon di jazz, di abiti sgargianti e di scambi di battute efficaci e ciniche, in pieno stile Woody. A tratti paiono tornare sullo schermo Hollywood Ending, Harry a pezzi, Io e Annie, Irrational man con interpreti ed ambientazioni differenti; e forse il limite della produzione (sconfinata) del cineasta da qualche anno a questa parte sta proprio qui. Dopo la parentesi drama (Match point, Scoop, Sogni e delitti) l’attenzione si è nuovamente spostata sulla commedia, non producendo risultati eccezionali ma riproponendo con esiti alterni tematiche solite e prevedibili, una riedizione di storie e poetiche già viste in passato, forse anche un po’ frutto dell’autocompiacimento e della non più brillante verve del regista. Questo non toglie che Cafè Society rappresenti un buon titolo, frizzante, godibile e valido nel quale però non bisogna riporre pretese o notevoli aspettative.

Voto: 3 su 5

Il trailer del film:

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Ivan ha detto:

    Ho scritto qualche giorno fa la recensione del film sul mio blog, esprimendo di fatto le tue stesse considerazioni! D’altronde Allen realizza un film all’anno: è dura non ripetersi. In questo film tuttavia, vuoi anche per la nenonata collaborazione con Storaro, ho notato decisi passi avanti nella resa estetica del prodotto.

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