È scomparso Gideon Bachmann, fotografo, regista, giornalista, amico di Pasolini e Fellini

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È venuto a mancare ieri a Karlsruhe (Germania), dove risiedeva da molti anni, Gideon Bachmann (1927-2016), fotografo, regista, giornalista, amico di Pasolini e Fellini, uno dei protagonisti della storia del cinema recente.

Intellettuale a tutto tondo, raffinato, poliglotta ed eclettico, viene pianto come una delle figure più originali del mondo del cinema, conosciuto in tutto il mondo per la sua vasta e variegata produzione, in particolare per essere stato in grado di raccogliere e documentare – ora con la macchina fotografica, ora con la cinepresa o con il suo fido registratore audio – le “storie” dei più importanti set della storia del cinema (8 ½, Salò o le 120 giornate di Sodoma, Nostalghia…) e testimonianze preziosissime legate alle sue innumerevoli conoscenze, dagli amici di una vita Pasolini e Fellini, ma anche Bertolucci, Ferreri, Scola, Cavani, Tarkovskji e molti altri ancora.

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Cinemazero (Pordenone) ne custodisce e valorizza lo sterminato patrimonio fotografico, filmico e sonoro, organizzando in tutto il mondo mostre sempre di grande successo con le sue eccezionali fotografie, pubblicando volumi (l’ultimo dei quali uscito nel 2015 per Chiarelettere) tratti dalle sue preziosissime conversazioni con i grandi della storia del cinema, diffondendo il suo cinema (documentari su Pasolini, Fellini, l’underground newyorkese di Ginsberg e Mekas…).

Qui sotto il testo di di Andrea Crozzoli e Piero Colussi sulla storia di vita e d’arte di Gideon Bachmann

Ciao Gideon!

A febbraio 2017 avrebbe compiuto 90 anni Gideon Bachmann, fotografo, giornalista, studioso di cinema, critico, intellettuale, regista e tanto altro ancora. Di origine ebrea, nato in Germania, dalla quale scappò con i genitori durante il nazismo, studiò e crebbe a New York ospite di uno zio. Studiò cinema, la sua grande passione, e condusse per anni una trasmissione radiofonica che veniva diffusa in tutti gli States e che un critico fellini-bachmann-8-e-mezzo-mastroianni-loren-cinemazeroa Cannes ancora oggi ricordava con ammirazione. Alla fine degli anni 50 conobbe Federico Fellini in trasferta a New York per presentare Le notti di Cabiria, film premio Oscar, e in quell’occasione lo intervistò per la sua rubrica radiofonica. Sedotto dal magico mondo felliniano decise di venire in Italia per seguire la lavorazione di Otto e mezzo e scrivere un libro su Fellini per conto di un editore americano. Non rientrò più negli States e si stabilì definitivamente in Europa. A Roma visse nella mitica torre del Grillo, con affaccio sui fori imperiali. Appena acquistata, gli rubarono sotto casa l’Alfa Romeo cabrio rossa fiammante e il giorno seguente acquistò una nuova identica auto. Lavorava e viveva appieno i mitici anni 60. A Roma scriveva per varie testate americane lunghi articoli che corredava con sue foto, registrava centinaia di interviste tanto da avere alla fine un poderoso archivio sonoro. In quegli anni seguiva a Roma non solo il lavoro di Fellini ma anche quello di Pier Paolo Pasolini con il quale stabilì un solido legame di amicizia. Le sue, infatti, non erano semplicemente delle interviste ma lunghe, approfondite discussioni sui più svariati argomenti: dal cinema alla politica, alla filosofia. Una capacità empatica e intellettuale unica e irripetibile caratterizzava il lavoro di Gideon Bachmann. Sul set di Fellini Satyricon girò in 16 mm il primo backstage della storia del cinema quel Ciao Federico! che racconta, in maniera spesso sottilmente ironica, il lavoro del maestro riminese sul set del film. Gideon riuscì a fare di Ciao Federico! non solo un backstage ma un film nel film, un lavoro che ha una sua anima e una sua struttura vitale sganciata dal film di Fellini. Gideon Bachmann nel 1975 si trovò a seguire tutta la lavorazione dell’ultimo film di Pasolini Salò, dove la sua compagna Deborah Beer era fotografa di scena esclusiva. Bachmann doveva girare il backstage che non portò a termine anche per la tragica violenta morte di Pasolini nel novembre dello stesso anno.

Quattro anni dopo abbiamo conosciuto Gideon Bachmann e la sua compagna Deborah Beer in occasione della prima retrospettiva completa che Cinemazero nel 1979 ha dedicato a Pier Paolo Pasolini. Retrospettiva che comprendeva anche una mostra fotografica sul cinema pasoliniano. Gideon Bachmann, smentendo i pregiudizi sugli ebrei, all’epoca ci donò gratuitamente tutto il materiale per allestire la mostra. Da buon collezionista aveva, oltre alle fotografie da lui e da Deborah Beer scattate, anche moltissime foto di tutti i film pasoliniani. Nel corso del tempo il rapporto con Gideon Bachmann è rimasto sempre intenso tanto che alla fine degli anni 90 donò tutto il suo archivio a Cinemazero, che ha portato in diversi prestigiosi luoghi parte del materiale, come al Festival di Cannes per le foto scattate sul set di Otto e mezzo quaranta anni prima, o all’inaugurazione del museo nella casa natale riminese di Fellini. Nel corso della sua lunga carriera Gideon Bachmann ha prodotto una quantità incredibile di interviste con moltissimi autori del cinema tanto da voler creare un qualche museo della voce. Una piccolissima parte di queste interviste, quelle con Pier Paolo Pasolini, sono state raccolte da Cinemazero nel prezioso volume Pier Paolo Pasolini. Polemica politica potere – Conversazioni con Gideon Bachmann per le edizioni Chiarelettere. Tantissimo altro materiale resta ancora da scoprire, rivalorizzare e catalogare. Gideon Bachmann girò anche tre documentari sul movimento culturale newyorkese degli anni ’60 con uno dei quali vinse anche un Leone d’Argento a Venezia. Gli ultimi anni li ha trascorsi nella terra natale, quella Germania dalla quale era scappato da bambino. A Karlsruhe diresse per anni una scuola di cinema a livello europeo, dove avviava giovani laureati, delle diverse facoltà di cinema, a svolgere stage formativi pagati dalla scuola di cinema, sui set dei diversi film che erano in produzione in quel momento. La personale conoscenza di centinaia di registi gli permetteva di piazzare giovani laureandi sui set europei con grande facilità. Solo negli ultimi due anni era mancato alla Berlinale dove usavamo festeggiare il suo compleanno. Nessuno come lui ha girato tanti festival, da Venezia dove per anni ha condotto le conferenze stampa a Tel Aviv, a San Sebastian, vero cittadino del mondo – conosceva sei lingue – sempre con uno sguardo acuto e attento. Un pezzo di storia del cinema se ne va con lui anche se fortunatamente non ha mai dimenticato di raccogliere testimonianze e materiale e lasciarle poi in custodia. E’ stato un maestro senza mai farlo pesare, un giorno uscendo da una proiezione dissi: “Che noia, il regista fa sempre lo stesso film!”, lui mi guardò sorridendo e rispose: “Approfondisce i temi della sua poetica!”. Riprendere in mano i suoi materiali farà sentire meno il peso della tua assenza. Grazie Gideon! Parafrasando il suo lavoro su Fellini: Ciao Gideon!

(Andrea Crozzoli e Piero Colussi)

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