Recensione: Ghost in the Shell

Genere: Fantascienza

Regia: Rupert Sanders

Cast: Scarlett Johansson, Michael Pitt, Juliette Binoche, Michael Wincott, Pilou Asbæk, Takeshi Kitano

Durata: 120 min.

Distribuzione: Universal Pictures

 

Il Maggiore Mira Killian è il primo esperimento che ha reso ancora più labile la divisione tra uomo e macchina. Dopo aver subito un terribile incidente, alcuni scienziati sono riusciti a tenerla in vita trasferendo la parte cerebrale del suo essere (il ghost) in un corpo interamente cibernetico (lo shell). Un nuovo passo verso un’arma che non esegue solamente un ordine, ma che possiede una coscienza, un pensiero in grado di comprendere i rischi e le conseguenze delle proprie azioni, in un mondo indifeso e dove il muro tra realtà e virtuale è stato completamente distrutto. Lei dovrà intervenire in caso di terrorismo informatico, ma il suo sistema subisce continuamente delle interferenze con il suo passato, rendendo tutto incerto e nebuloso all’interno della sua mente e mettendo in dubbio ogni sua certezza.

Ghost in the shell è la trasposizione ibrida del fumetto e del film d’animazione del 1995 diretto da  Mamoru Oshii. Ibrido perché alla regia c’è Rupert Sanders, autore di Biancaneve e il cacciatore, e perché rappresenta una coproduzione americana e giapponese. I rischi erano alle porte. Le paure riguardavano la storia e la struttura narrativa del racconto. Per quanto riguarda il primo punto, il pubblico aveva già alle spalle produzioni di tutto rispetto che illustravano il complesso rapporto uomo – macchina, da Blade Runner di Ridley Scott, a Matrix dei fratelli (ora sorelle) Wachowski, fino al mondo di Westworld (il film di Michael Crichton e la serie della HBO), e ai dispotici e apocalittici Terminator di James Cameron e Robocop di Paul Verhoeven. La noiosa lista (per chi legge, non certamente per chi li ha visti) andrebbe avanti all’infinito, ma era assolutamente necessario a (di)mostrare come gli argomenti trattati abbiano raggiunto un livello di saturazione tale da non sorprendere più lo spettatore.

Il film di Sanders non poteva essere immune da tutto ciò, come i suoi stessi protagonisti dopo i continui hackeraggi da parte dei loro diretti avversari che influenzano notevolmente il loro futuro. Tuttavia la forza di questo film sta nella sua rappresentazione fedele e suggestiva del mondo creato da Masamune Shirow, che si avvicina a quello raccontato da Scott nel film cult del 1982, con una metropoli circondata di insegne pubblicitarie e di schermi luminosi che rendono meno oscura la notte nei quartieri cittadini. La spettacolarità delle scene d’azione e della fotografia sono ulteriori punti di forza capaci di spingere il pubblico verso la sala per vivere un esperienza virtuale senza fiato. Inquadrature ravvicinate e campi lunghi mostrano sfumature di colori accesi e una dinamicità delle scene convincenti. Il punto debole principale rimane, purtroppo, la linearità stessa del racconto, che si discosta dall’intreccio e dalla complessità narrativa del suo predecessore e dalle storie su carta. Per quanto riguarda gli interpreti, Scarlett Johansson rappresenta la scelta più azzeccata per il suo personaggio, vista la sua esperienza nei film fantascientifici e utopici, dalla voce sensuale di Her di Spike Jonze alle interpretazioni in Under The Skin e nella Marvel Cinematic Universe. La parte del personaggio di Mira Killian, dal volto inespressivo ma dalle movenze misurate, è resa efficacemente dall’attrice, così come è azzeccato il personaggio di Daisuke Aramaki, il calcolatore e capo della Sezione 9 del dipartimento anti terrorismo giapponese, interpretato dal “Brother” Takeshi Kitano, il “boss” del genere gangster e dei film d’azione che il Sol Levante ha saputo regalare al cinema.

Ghost in The Shell è uno spettacolo di immagine e suono incredibilmente ben congegnato, ma l’anima dell’originale, purtroppo, si vede ben poco.

Voto: 3 su 5

Il trailer

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Una delle mie perplessità su questo remake (che non ho ancora visto) era legata appunto a come e quanto avrebbero reso simile all’opera originaria l’enorme complessità della trama.

    Non mi attirava granché prima, non credo di recuperarmelo.

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    1. Riccardo Lo Re ha detto:

      Su questo punto rimarrai deluso. Per il resto sono rimasto soddisfatto.

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