Le Voci dell’inchiesta 2017 – le interviste agli autori (pt.1)


Le voci dell’inchiesta è un festival imperdibile per molte ragioni. Oltre a essere uno sguardo sull’attualità e un’ottima occasione per scoprire il cinema del reale, in questa manifestazione c’è la possibilità di conoscere gli autori dei lungometraggi in concorso, e scoprire quindi le ragioni che li hanno spinti a intraprendere quelle tematiche così complesse da portare sul grande schermo. Il genere documentario, se si pensa all’Italia, è in seria difficoltà non solo produttiva, ma anche per quanto riguarda la distribuzione stessa delle opere cinematografiche. Per questa ragione, festival come questo sono l’unica vera finestra sul reale, un modo per informarsi, ma soprattutto un luogo di riflessione sui cambiamenti sociali e culturali che ruotano attorno alla comunità sempre più globalizzata, con la conseguenza che problemi apparentemente distanti rispetto a noi ci riguardano particolarmente.  Quest’anno Le voci dell’inchiesta ha voluto omaggiare uno dei giornalisti che ha saputo raccontare con obiettività e passione la Camorra, una delle organizzazioni criminali più grosse presenti in Italia: Joe Marrazzo. Presenti in sala i figli Giampiero e Piero Marrazzo, e, insieme a loro, Sandro Ruotolo, giornalista e collaboratore di Michele Santoro per moltissimi anni, e sotto scorta dopo le minacce ricevute dal clan Zagaria dopo le sue innumerevoli inchieste nei territori campani. All’inaugurazione del festival si è cercato di ripercorrere la carriera di Marrazzo, sottileando la sua capacità di raccontare la realtà camorristica senza filtri e con assoluto equilibrio, in un periodo in cui Raffaele Cutolo era all’apice della carriera criminale. Che cosa è cambiato all’interno della Camorra, e cosa si è scoperto dopo la scomparsa del giornalista campano?

L’intervista a Sandro Ruotolo

La politica è al centro di un altro racconto, quello di Mats Agren, dal titolo Miranda: The Making of a politician, un film che mostra una giovane attivista di estrema destra, Miranda, appartenente al partito dei Democratici Svedesi. La ragazza appartiene alla parte della SDU, l’organizzazione giovanile del partito, e la sua determinazione la porta a entrare all’interno del parlamento svedese. L’obiettivo dell’autore è di creare un dibattito attorno a questo tema. I giovani vedono sempre meno questa distinzione all’interno dei vari partiti politici, e molto spesso questi confronti avvengono all’interno dei social media. La mancanza di fiducia verso le organizzazioni politiche tradizionali, più orientati al breve periodo e al mantenimento del potere, e di una visione del futuro, sono tra gli elementi che hanno determinato questa evoluzione non solo all’interno del suolo svedese, ma anche in tutti i paesi europei, con la continua espansione dei partiti nazionalistici di estrema destra e dei movimenti anti sistema.

L’intervista a Mats Agren

Sempre rimanendo su temi politici ma più orientati alla storia, c’è un film in particolare che ha illustrato uno dei periodi più bui della storia italiana, Assalto al cielo di Francesco Munzi, vincitore di 9 David di Donatello con il lungometraggio Anime Nere. Il documentario ricostruisce, con materiali d’archivio, i fatti avvenuti tra il 1967 e il 1977. La forza del film è di mostrare i diversi lati dei movimenti giovanili di quel periodo, mostrando il sogno e la passione di questi gruppi per la rivoluzione, e non dimenticando delle violenze che si sono lasciati alle spalle. Munzi ha cercato di unire le proprie esperienze personali, i ricordi infantili (l’autore aveva 7 anni), e le immagini di repertorio che appartengono alla storia contemporanea, creando un film che descrive la realtà con un diverso sguardo orientato al passato, oltre a proporre una riflessione sulla politica del tempo.

L’intervista a Francesco Munzi

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