Recensione: Run-Off

Genere: Drammatico

Regia: Kim Yong-Kyoon

Cast: Soo Ae, Oh Dal-Su, Oh Yeon-Seo, Ha Jae-Suk, Kim Seul-Gi, Kim Ji-Won, Jin Ji-Hee, Park So-dam, Jo Jin-woong 

Durata: 126 min.
 

 

 

 

 

 

La Corea del Sud è capace sempre di sorprendere, non solo in campo cinematografico. Anche nello sport ha saputo selezionare campioni di ogni disciplina capaci di vincere e convincere con le loro prestazioni straordinarie. Non tutti. Kang Dae-Woong, un ex giocatore della nazionale di hockey, non sta passando una vita agiata, attaccato costantemente alla bottiglia, ma viene improvvisamente scelto dal comitato olimpico per allenare la nazionale femminile di hockey su ghiaccio. Chiamarla impresa è riduttivo, dal momento che il coach si trova davanti non solo delle atlete rinnegate da altri sport o da altre nazioni (come la rifugiata della Corea del Nord Lee Ji-won), ma anche a delle neofite della disciplina che si trovano a dover gareggiare contro altre nazionali con anni di competizioni alle spalle. I giochi asiatici per le selezioni delle migliori squadre olimpioniche sono alle porte, e la pista, per Dae-Woong, è tutta in salita.

 

Il bello dei film sportivi, se fatti bene, è di saper elevare delle piccole storie a imprese assolumente incredibili. Recentemente il film Eddie The Eagle, dai creatori di Kick Ass, ha illustrato, con il tono scherzoso che li contraddistingue, la forza di volontà di un uomo totalmente incapace nelle discipline tradizionali e invernali, ma che trova nel salto con lo sci la sua ispirazione e il suo traguardo agonistico da raggiungere con tutti i mezzi, rischiando molto spesso la vita pur di agguantare il tempo necessario a essere iscritto alle olimpiadi. In Italia Veloce come il vento ha portato sullo schermo la vicenda di Giulia che entra nel mondo del Gran Turismo e che vuole vincere a tutti i costi il campionato dopo gli sforzi fisici ed economici che tutti, a partire dal padre, hanno compiuto affichè lei realizzasse il suo sogno. Anche in Run-Off, film di Kim Yong-Kyoon, viene certamente raccontata una storia atipica, non convenzionale, ma viene mostrata con tutte le complessità che possono accadere a una squadra alle prime armi, a partire dalla totale mancanza di fiducia non solo tra le diverse atlete, ma anche dalla stessa organizzazione, che le costringe ad allenarsi in un impianto abbandonato e per giunta senza illuminazione, visto che ad un certo punto il comitato smette di pagare le bollette impedendo così la crescita della nazionale sotto l’aspetto tecnico.

Gradualmente una squadra totalmente scollegata, senza interessi comuni, senza aspirazioni, riesce a diventare compatta e unita da un filo reale (come accaduto negli allenamenti) e morale che le condurrà a giocarsi l’entrata ai giochi olimpici. Prima era l’odio, la vanità, l’egoismo a prevalere all’interno del campo di gioco, portato all’estremo con la sconfitta netta contro un team giovanile, ma dal fondo più profondo sono salite con fatica e costanza fino a sanguinare, come durante le qualificazioni alle olimpiadi, quando mettono letteralmente il loro corpo oltre l’ostacolo pur di impedire all’avversato di buttare il disco in rete. Tutto questo, dal sudore agli sforzi, vengono accentuati da inquadrature ravvicinate e da campi medi capaci di far vivere e sentire (per mezzo di un audio violento e aggressivo) in maniera diretta quelle partite. Eccellente prova tecnica del regista Yong-Kyoong, così come ottima la prestazione di una nazionale che, da zero, è diventata una delle pretendenti più forti in ambito internazionale.

Voto: 3 su 5

Il trailer

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