Recensione: Blade Runner 2049

Genere: Thriller/fantascienza

Regia: Denis Villeneuve

Cast: Ryan Gosling, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Jared Leto, Harrison Ford, Ana De Armas

Durata: 152 min.

Distribuzione: Warner Bros


Non era compito facile dare un seguito ad un cult che negli anni ottanta, ispirandosi liberamente a Do Androids Dream of Electric Sheep? di Philip K.Dick, creò un universo filmico, entrando nell’immaginario collettivo. La storia del cacciatore Rick e della replicante Rachel era ormai entrata negli annali del cinema, come diamante unico ed irripetibile. Ma il canadese Denis Villeneuve, uno dei cineasti più interessanti sul panorama internazionale (basti pensare a “La donna che canta“, “Enemy“, “Sicario“) è riuscito nell’intento di dare nuova vita alle umane/non umane vicende di Blade Runner con un cast di alto livello. Ryan Gosling, nei panni dell’agente K, alla ricerca degli ultimi replicanti Nexus 8, Jared Leto (anche se la parte fu scritta da Villeneuve pensando a David Bowie) nella parte del villain Niander Wallace, Sylvia Hoeks nelle vesti del fidato braccio destro Luv, Robin Wright per la parte di Madame, Dave Bautista per il ruolo di Sapper e naturalmente Harrison Ford, che torna oltre trent’anni dopo ad interpretare Rick Deckard. Blade Runner 2049 si apre con delle premesse necessarie, utili per comprendere eventi e sconvolgimenti che, dal 2019, anno del primo Blade Runner, si sono abbattuti sul pianeta Terra. I replicanti Nexus 8 sono stati dismessi dalla produzione, sostituiti dai Nexus 8s, affidabili, senza limite di durata e soprattutto obbedienti. Il pianeta è stato scosso da un black out che ha messo a repentaglio l’umana sopravvivenza e nel 2049 vigono ordine e controllo per le strade. La polizia è pagata per mantenere lo status quo e non sono ammesse eccezioni. Si apre con uno scenario distopico il lavoro di Villeneuve, un mondo dove il sole riflette come una pallida e lontana palla luminosa, l’inquinamento ha creato una sorta di schermo, una nebbia che rende difficile distinguere il giorno dalla notte, è stata costruita una enorme barriera sul quale imperversa instancabile l’oceano, che si infrange con violenza e minaccia Los Angeles. Una città degli Angeli che ormai non ha più nulla di etereo, la natura è di fatto scomparsa e le coltivazioni sono sopravvissute grazie a soluzioni sintetiche. L’agente K, incaricato di catturare gli ultimi lavori in pelle categoria Nexus 8, si muove in questo mondo. La fotografia, affidata a Roger Deakins, un maestro sommo della materia (Non è un paese per vecchi, A beautiful mind, Il grinta, tanto per citare una parte esiziale della sua produzione), ci immerge corpo e mente nella luce fioca della periferia devastata e negli scenari plumbei dei palazzoni delle grandi corporazioni che si ergono rapaci verso il cielo. Villeneuve prende Blade Runner, lo interiorizza, lo fagocita e lo reinterpreta con rispetto, ci getta senza paracadute in una realtà futura mai desiderabile, avvolti da un sonoro cyber-punk ed interferenze visive; un drammatico fantascientifico che si veste di noir, oltre due ore e mezza con un ritmo lento necessario per l’empatizzazione e la consapevolezza di una solitudine imperante ed inevitabile. Non c’è speranza in Blade Runner 2049, anche per gli uomini è rimasto poco di tangibile e le vicende di K, replicante a caccia di replicante, sono il vessillo di un’umanità al crepuscolo. Dubbi metafisici e dilemmi edipici sono al centro di una sceneggiatura, che chiude il cerchio al termine del racconto, forse sottotitolando in modo eccessivo gli accadimenti e i disvelamenti progressivi della trama. Forse sta qui il limite di Blade Runner 2049, meno asciutto del lavoro di Ridley Scott, ma un lungometraggio di altissimo livello, un fantascientifico da gustare tutto d’un fiato, entrando nella storia, lasciandosi avvolgere. Per chi volesse approfondire si consiglia la visione dei tre corti che Denis Villeneuve ha commissionato ad altrettanti colleghi, tre piccoli prequel che ci presentano fatti e personaggi di Blade Runner 2049 (2036 – Nexus dawn, 2048 – Nowhere to run, 2022 – Black Out, quest’ultimo forse il più interessante). Arriverà un terzo capitolo?

Voto: 4 su 5

Il trailer del film:

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