I vostri inviati da Venezia: JOE

joe-recensione

Tratto da un romanzo di Larry Brown, “Joe” è una storia madida di violenza, intrappolata in un apparente vicolo cieco, dal quale i protagonisti paiono dimenarsi con forza, tornando sempre al punto di partenza. Joe ha il volto di Nicolas Cage; Joe è un uomo tutto d’un pezzo, con trascorsi galeotti per aver aggredito un poliziotto fuori da un locale. Joe sta tentando di rifarsi una vita ma è come se la sorte (e gli uomini in divisa) si accanisse contro di lui, rinnovando di volta in volta la possibilità che possa tornare dietro le sbarre. Gary (Tye Sheridan), è un ragazzo 15enne arriva in città dopo l’ennesimo trasloco, causato dal fatto che il padre, alcolizzato e violento, ha creato nuovi imbarazzi nella loro ultima destinazione. Gary, che ormai ha abbandonato gli studi, viene assunto da Joe come operaio agricolo, guadagnandosi la fiducia ed il rispetto del capo e dei colleghi. Gary, nonostante la giovane età, tenta di badare alla propria famiglia; il padre, sempre avvinazzato non riesce a dare sostentamento alla moglie ed alla figlia, ed anzi, risponde con violenza alle istanze di Gary.
Joe racconta un climax di violenza, un succedersi di eventi che porteranno ad un’inevitabile conclusione. Il regista, David Gordon Green, tralascia per un attimo la direzione di prodotti meno impegnati per portare lo spettatore in una storia che incalza nel ritmo ma non nella sostanza, rendendo prevedibili alcuni accadimenti. Le interpretazioni sono comunque buone: Cage riesce a dare un tono al personaggio ma la parte del leone la fa sicuramente il giovane Sheridan, calato in un ruolo arduo e di grande intensità emotiva. La sceneggiatura, a tratti, non sembra troppo ben amalgamata. A sprazzi la storia di “Joe” ricorda da vicino le vicende di “Gran Torino” (2009) di C.Eastwood: primo fra tutti il rapporto padre-figlio che viene ad istaurarsi tra Joe e Gary, il mezzo di trasporto che diventa una sorta di eredità per il giovane ragazzo, la violenza che promana dopo che la sorella di Gary viene brutalizzata, il finale. Questo, forse citazione, forse scopiazzatura, toglie qualche punto alla pellicola, che resta però godibile, ma senza troppe pretese. Joe rappresenta un titolo medio, non indimenticabile che, a parere di chi scrive, potrà avere buon successo in sala, ma premi, qui a Venezia, non ne raccoglierà (fatto salvo per una possibile “candidatura” di Tye Sheridan).

Voto: 3 su 5

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