I migliori film del 2015 by Mattia

Best2015

Vorrei anteporre alla top 10 del 2015, come di consueto, qualche premessa per poter meglio comprendere le scelte effettuate nel redigerla.
 Per poter stilare la “classifica” dei migliori lavori dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, si è tenuto conto della data di uscita italiana e non della eventuale data di uscita nel paese di origine: ad esempio il titolo “La grande scommessa” di Adam McKay, uscito a dicembre 2015 nel Paese di origine, sarà nelle sale nostrane soltanto dal 7 gennaio 2016, esula quindi da un eventuale inserimento nell’elenco.
 Non si è tenuto conto dei titoli presentati ai principali festival italiani (Torino, Roma, Venezia) se ancora non sono stati distribuiti in tutte le sale italiche: ad esempio “Sopladora de hojas” di Alejandro Iglesias Mendizabal, presentato a Torino33, non rientra nella classifica perché non (ancora) uscito nelle sale italiane. La top 10 sconta il limite (umano) della visione nelle sale: in altri termini chi ha stilato la classifica ha potuto valutare un certo numero di titoli e non tutto lo scibile cinematografico dell’anno 2015. Alla luce di questo limite, si è voluta introdurre una sezione in fondo alla top 10 indicando quei lavori che pur avendo colpito positivamente (attraverso critiche e recensioni) il redattore della classifica, costui non ha potuto (ancora) verificare di persona l’effettiva eccezionalità del prodotto visionandolo direttamente. 
È stata infine inserita una mini-sezione con la sorpresa dell’anno, ossia il film di qualità che non ti saresti aspettato di vedere e il flop dell’anno, ossia il titolo che le premesse davano come un capolavoro annunciato ma che poi nella realtà ha lasciato un filo di amarezza una volta usciti dalla sala. 
IMPORTANTE: i titoli sono 10 ma non sono da leggersi in ordine qualitativo quanto invece in ordine cronologico. Lo scrivente non ha mai amato dilettarsi in discorsi sofistici su quanto un film fosse migliore dell’altro o di quanto il secondo fosse meglio del quarto per questo o quel motivo. La top 10 è dunque da leggersi come un unicum di lavori (i migliori) usciti in questo 2015.

  • HUNGRY HEARTS di Saverio Costanzo (Italia)
    Il lavoro del regista italiano (anche se cinematograficamente apolide) scava negli antri più reconditi del rapporto di coppia con un duo eccellente composto da Adam Driver e Alba Rohrwacher. Claustrofobico, pieno di tensione, imprevedibile, a tratti sperimentale accompagna il pubblico in un viaggio senza possibilità di ritorno, imponendo domande forti ed ineludibili. “Hungry hearts” rappresenta quell’Italia che tanto dovrebbe essere vista all’estero ma che, invece, trova difficoltà distributive addirittura in patria. (la recensione)
  • WHIPLASH di Damien Chazelle (USA)
    Un film così potente da farmi innamorare nei primi 30 secondi, con un black perentorio ed una batteria che cresce gradualmente. Dopo aver stupito ai più importanti festival in giro per il mondo, il lavoro di Chazelle (vincitore peraltro di 3 premi Oscar) è approdato in Italia, paese che lo ha accolto con calore. Pellicola in cui giganteggia un enorme J.K.Simmons, che nei panni di un moderno Sergente Hartman, si frappone tra i sogni di gloria del giovane batterista (interpretato da Miles Teller) intento a diventare un grande della musica. Destabilizzante, mozzafiato, ottimamente interpretato rappresenta un egregio titolo del genere musicale che da tanto tempo mancava. (la recensione)
  • TIMBUKTU di Abderrahmane Sissako (Mauritania)
    Il film che non ti aspetti. Girato a cavallo tra il 2012 ed il 2013, tra Mali e Mauritania, rappresenta un capolavoro, una pellicola necessaria, che narra come, ancora oggi, l’estremismo religioso sia piaga diffusa nel continente africano, lottizzato e piegato ai voleri di una jihad distorta e dannosa. Con una fotografia di una disperata bellezza ed una sceneggiatura scritta in modo intelligente descrive la struggente storia di Kidane e della sua famiglia dinnanzi ai cambiamenti accaduti nel loro piccolo villaggio in mezzo al deserto.
  • BIRDMAN di Alejandro Gonzales Inarritu (USA)
    Quando l’ignoranza nasconde delle virtù imprevedibili. Dopo lavori di indiscussa qualità (Amores perros, 21 grammi, Biutiful e Babel) il regista messicano ha trovato la definitiva consacrazione internazionale, sbancando la Notte degli Oscar. Un Michael Keaton ed un Edward Norton superlativi in un lavoro sospeso fra teatro, cinema, realtà e finzione, con un piano sequenza interminabile e coraggioso, che ha probabilmente segnato un punto di non ritorno nella storia del cinema. L’ego smisurato di Riggan Thompson e il disordine interiore della giovane figlia impongono una critica feroce allo star-system e ai meccanismi della celebrità con un piglio memorabile. (la recensione)
  • LA FAMIGLIA BELIER di Eric Lartigau (Francia)
    Ovvero quello che i francesi sanno fare alla perfezione: una commedia gradevole, fruibile per un pubblico vastissimo, con tematiche importanti che riescono a strapparti anche una lacrima. Dopo “Quasi amici” del duo Tollerano-Nakache, Eric Lartigau aggiunge un tassello importante alla cinematografia d’oltralpe che ha grande seguito anche in Italia. La storia della giovane Paula, figlia di sordomuti, e della sua incantevole voce commuove e colpisce per delicatezza ed intelligenza, dimostrando quanto il genere commedia possa offrire delle grandissime soddisfazioni senza virare su volgarità, trivialità e poca profondità. Musiche di Michel Sardou.
  • LOUISIANA di Roberto Minervini (Italia/Francia)
    E mentre i giornali e le critiche non parlano d’altro che del trio Moretti-Sorrentino-Garrone, l’Italia ha da offrire lavori di incommensurabile impatto estetico ed emotivo, andando a lavorare sulle increspature più nascoste dei volti, degli animi, delle esperienze. Dopo il panteistico “Stop the pounging heart”, Minervini (regista formatosi a lungo all’estero) torna dietro la macchina da presa con un lavoro a metà tra il documentario e la fiction che colpisce e lascia sconcertati.
  • DIAMANTE NERO di Celine Sciamma (Francia)
    Il lavoro di Céline Sciamma (autrice tra gli altri di Tomboy) torna sulla stringente tematica della ricerca di identità e di appartenenza fornendo un ritratto sincero delle aspettative e dei sogni della giovane Marieme (interpretata da Karidja Tourè) con piani sequenza e carrelli che evitano stereotipi e retorica. Candidato a quattro Cesar e finalista del Premio Lux 2015 (sconfitto da “Ida”).
  • MUSTANG di Deniz Gamze Erguven (Turchia)
    Dramma contemporaneo turco di immenso respiro. La storia di Lale e della sue sorelle è un ritratto intenso, vero, di grande impatto, uno spaccato di un Paese che anela ad entrare nell’Unione Europea ma che presenta ancora delle sacche di tradizioni e retaggi ormai vetusti e sorpassati. Opera prima di una regista che porta sullo schermo una pellicola che denuncia ma che non prende posizioni, con una scrittura ed una tecnica assolutamente non comuni.
  • THE LOBSTER di Yorgos Lanthimos (Grecia/Gran Bretagna)
    – Cosa vuole diventare? – Un’aragosta – Eccellente scelta. Il futuro prossimo ed immaginario di Yorgos Lanthimos descrive una realtà grottesca, distopica, in cui essere single è socialmente non accettabile ed anzi, è vietato dalla legge. Un Colin Farrell inossidabile ed ironico che si ribella al sistema fuggendo dalla clinica deputata ad assegnare un partner. Premio della giuria a Cannes, The lobster rappresenta una commedia sicuramente non per tutti i palati che strizza l’occhio alla metafora ed al paradosso, in una serie di eventi bizzarri che sottostanno ad una riflessione profonda sull’accettazione di sé e sui meccanismi sociali.
  • PERFECT DAY di Fernando Leon de Aranoa (Spagna)
    Perché anche un film girato sul durissimo e tragico conflitto balcanico può assumere sfumature da commedia noir. Il nuovo lavoro di Fernando Leon de Aranoa (già autore de “I lunedì al sole”) non dimentica l’estetica delle piccole cose, raccontate con intelligenza e maturità. Il giorno perfetto del regista spagnolo gravita intorno alle vicende di Benicio Del Toro e Tim Robbins, operatori umanitari sui generis, che tentano di bonificare un pozzo contaminato dalla carcassa di un uomo sovrappeso. A tratti dissacrante, Perfect day non distoglie lo sguardo dalla drammaticità degli eventi e dall’assurdità della guerra. (la recensione)

Rivelazione 2015

  • NON ESSERE CATTIVO di Claudio Caligari (Italia)
    Personale, sincero, appassionato. L’ultimo lavoro del regista di “Amore tossico” e “L’odore della notte”, regista scomparso negli scorsi mesi, è calato nella realtà delle periferie romane, tra speranze, aspettative e cocenti delusioni. Il duo Marinelli-Borghi funziona alla grande in una pellicola a tratti pasoliniana che racconta con autenticità le vicende di due amici, Vittorio e Cesare; uno intento ad uscire dalle sabbie mobili della sua condizione sociale, l’altro invischiato nello stesso contesto ma incapace di una rivalsa sociale vista tanto lontana quanto improbabile. “Non essere cattivo” commuove e genera un applauso liberatorio per un cinema davvero di rara bellezza.

Delusione 2015

  • MAD MAX – FURY ROAD di George Miller (USA)
    D’accordo, non è il mio genere, ma lo sci-fi di qualità l’ho sempre apprezzato, così come apprezzai il primo Mad Max, quello interpretato da Mel Gibson agli esordi della sua carriera. Ma il Mad Max di George Miller rappresenta un esempio fracassone di un classico, travestito da fantascienza d’autore. Nemmeno Tom Hardy e Charlize Theron salvano il giudizio sul titolo. Ripetitivo, esageratamente action, non si discosta da tanti lavori simili a questo. Delusione, cocente.

Non visti ma…

  • RAMS di Grímur Hákonarson rappresenta una piccola perla islandese (vincitore di Un certain regard a Cannes) che lo scrivente non ha ancora avuto la possibilità di visionare ma che coglie l’occasione per caldeggiare in modo convinto…
  • IO SONO MATEUSZ di Maciej Pieprzyca giunge da un paese cinematograficamente poco considerato, la Polonia. La storia del piccolo Mateusz, gravemente disabile commuove ed apre lo spiraglio per un sorriso che va aldilà dell’ingiustizia e del dolore.
  • TAXI TEHERAN di Jafar Panahi. Il titolo vale soltanto per le premesse. Un regista fortemente osteggiato dal Regime che continua a girare spaccati sociali del suo Iran con capacità, compiutezza e talento difficilmente eguagliabili. Da non perdere…

MB

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. cinefabis ha detto:

    Hungry hearts è uno di quei film che voglio troppo vedere e piume ne dimentico sempre!

    Mi piace

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